Goodbye Magazine Bianconero…

Da oggi in poi Magazine Bianconero, dopo 5 anni esatti di vita, cessa di esistere. Qualcuno sarà contento, ma per noi è un giorno triste. Sono stati 5 anni intensi, avventurosi e logoranti. 5 anni di battaglie, da Calciopoli in poi, contro la disinformazione imperante e il conformismo che s’attacca ai vestiti. Nel nostro piccolo abbiamo fatto di tutto per salvaguardare l’immagine della Juve 1897/2006. L’unica possibile. L’unica che ci rappresenta. Siamo tristi, ma preferiamo non inserire il cd del rimpianto. E’ stata una scelta dolorosa, ma giusta. Sofferta ma necessaria. Impossibile fronteggiare l’arroganza e la prepotenza dei media tradizionali, il tifo becero e lo sciocco aziendalismo di buona parte del web juventino. Competenza, ironia e lungimiranza, le armi usate da Magazine Bianconero, sono valori ormai fuori moda e fuori tempo. Oggi, in questo mondo capovolto, sempre più frettoloso e volgare, lontano anni luce dai nostri parametri mentali e dalla nostra filosofia di vita, funzionano altre cose. Tipo paraculaggine, improvvisazione e incoerenza. Tutto ben amalgamato con le solite dosi industriali di demagogia. Ogni cosa finisce ma, dopo qualche attimo di smarrimento, forse è addirittura possibile ricominciare. Magari cambiando argomenti, intensità della luce e prospettive. Senza mai rinnegare il nostro passato. Soprattutto senza mai tradire le nostre idee.

Nel Paese di Giralaruota….

Nel Paese di Giralaruota c’era una volta Dexter, un miliardario eccentrico, ruvido e scorbutico. Aveva maniere brusche e spicce. Parlava poco e non sorrideva mai. Odiava la banalità, i compromessi, le convenzioni. Non frequentava nessuno, tantomeno i giornalisti. Tutti lo consideravano arrogante, antipatico e presuntuoso. Giornali e tv parlavano malissimo di lui. Nessuno sapeva che Dexter aiutava migliaia di diseredati in tutto il mondo. Nessuno lo sapeva perché Dexter preferiva attribuire i meriti a qualcun altro. Nel Paese di Giralaruota abitava anche Spencer, un miliardario gentile, affabile e cordiale con tutti. Parlava sempre e sorrideva a 64 denti. Non diceva mai nulla di veramente interessante, eppure tutti pendevano dalle sue labbra. Tutti lo consideravano onesto, buono, perfino simpatico. Nessuno sapeva che Spencer si era arricchito grazie all’inganno e al malaffare. Nessuno immaginava che, dietro quel viso apparentemente placido, si nascondesse un criminale “legalizzato”. Nessuno lo sapeva perché le tv e i giornali del Paese di Giralaruota manipolavano accuratamente la realtà. Ricapitolando, Dexter, il buono, era dipinto come il male in persona. Spencer, il farabutto, era considerato l’uomo più onesto del mondo. Morale della favola: non lasciarti mai ingannare dalle apparenze. Specie se vivi in un posto che assomiglia terribilmente al Paese di Giralaruota….

Le mie previsioni del tempo…..

L’influenza ciclonica sull’ Europa occidentale si farà lievemente maggiore, tuttavia non riuscirà ad impedire a Marmotta l’acquisto, a peso d’oro, di scamorze travestite da calciatori.

La giornata si presenterà diffusamente soleggiata, soprattutto in pianura, con pericolosi addensamenti nella zona di Milanello, specie se Cassano dovesse provare, per l’ennesima volta, ad incendiare la cravatta gialla di Galliani.

Visibilità ottima. L’unico a non “vedere” sarà come al solito l‘incompetente Abete che, come noto, riacquista miracolosamente tutte le sue diottrie solo quando deve occuparsi di Moggi.

Venti troppo deboli per costringere John Elkann a togliere il disturbo.

Temperatura: in lieve calo il valore massimo Moratti. Anche se quest’ultimo, ancora una volta, dovrebbe riuscire a farla franca.

Temperature che permarranno comunque ancora ben oltre la norma, con forte umidità in Pianura Padana e interviste all’acqua di rose a Tronchetti, Paolillo e Montezemolo.

Questa la situazione per i prossimi mesi.

Nebbia fitta alla Gazzetta dello Sport sul processo di Napoli.

Pioggie diffuse ed arbitri incapaci in tutta Italia.

Temperature altissime negli studi Rai e Mediaset, con folta presenza di moviolisti faziosi.

Per quanto riguarda l’Italia, intesa come Paese, nessuna novità meteorologica. Partitocrazia, corruzione e ingiustizia continueranno a fare il bello ed il cattivo tempo.

Le ali della libertà….

In questo Paese mummificato il significato del sostantivo femminile libertà viene spesso distorto. Verrebbe quasi da dire che, in Italia, non c’è gusto ad essere liberi. La vera libertà è poter fare, dire e scrivere quello che si vuole nei limiti del codice penale e della decenza. Per essere liberi bisogna avere un minimo sindacale di dignità. E non bisogna farsi suggestionare da niente e da nessuno. Ma non potrà mai esserci abbastanza libertà senza verità e giustizia: due parole che si fondono perfettamente col concetto di indipendenza. E’ difficile essere liberi, specie in Italia. Noi ci proviamo ogni giorno. Perché avremo sempre davanti gli esempi luminosi di Nelson Mandela, Martin Luther King, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti quelli che hanno speso gran parte della loro vita per indicare la via giusta ai più deboli, agli indecisi e ai timorosi. Perchè, dove non c’è un filo di coraggio, non potrà mai esserci libertà. Perchè nessuno ti regala la libertà. La libertà si prende in braccio come un bambino. E si tiene stretta stretta.

“Parlano, parlano di libertà, ma quando vedono un uomo libero, allora ne hanno paura”. George Hanson (Jack Nicholson) nel film Easy Rider di Dennis Hopper

Non AcCONTEntatevi…..

Per giocare nella Juve bisogna possedere tecnica, cuore, muscoli, uno spirito battagliero, mentalità vincente e tanta professionalità. Se ti manca la tecnica, devi giocare col cuore in mano, l’anima in tasca ed il coltello tra i denti. Devi andare oltre i tuoi limiti, superando la linea di confine che separa il possibile dall’impossibile. Per giocare nella Juve devi fare un lungo viaggio dentro te stesso. Schiacciare i tasti del passato per sintonizzarti sulle frequenze di chi ha indossato quella maglia scrivendo pagine indimenticabili. La jUvetta passa 2006/2011, come sappiamo, non ha nulla in comune con la Juve 1897/2006 ma – considerata la diffusa mediocrità del campionato italiano – può tranquillamente ambire al terzo posto. Servono comunque tre condizioni. 1. Il modulo va disegnato addosso a Pirlo, l’unico giocatore insostituibile della squadra. 2. Più qualità in campo, meno tatticismi e più coraggio nelle scelte dell’allenatore. 3. Alla prossima finestra di mercato è indispensabile acquistare un regista difensivo (solo così Chiellini potrà tornare ai livelli di due anni fa) e un terzino sinistro di buon livello. Chi scrive consiglia un 4-3-3 che, nelle fasi più delicate della partita, può diventare un 4-5-1 prudente ma non rinunciatario. Analizzata la rosa attuale, io proporrei questa formazione: Buffon, Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, Estigarribia; Pirlo, Vidal, Marchisio; Vucinic, Toni, Elia. Con Del Piero (che deve essere coinvolto anche dal primo minuto) e Matri prime alternative in attacco. Chiellini deve essere riportato centrale e un Toni in buone condizioni fisiche può diventare molto più utile di Matri. Estigarribia può giocare anche esterno basso. Tra l’altro, quando parte da lontano, diventa più pericoloso. Elia, nel 4-3-3 si esalta. Ma deve essere lasciato libero nei movimenti. L’olandese è un giocatore istintivo e imprigionarlo tatticamente significa spegnerlo. Lo stesso discorso vale per Krasic. Avere una squadra equilibrata ma senza qualità serve solo a  raccattare pareggi su pareggi. Ed il segno X, nell’era dei 3 punti, equivale ad una mezza sconfitta….

Di Malesani in peggio….

Juve nuovo corso? Oppure è il solito “Corso” Galfer post 2006? Buona la seconda. Perchè le opinioni sono discutibili, la matematica no. E allora facciamo parlare le cifre, spesso più eloquenti delle parole. Lo scorso anno, la Juve di Delneri, dopo 7 giornate aveva messo insieme 11 punti. Frutto di 3 successi, 2 pareggi e 2 sconfitte. Ottimo bottino di gol all’attivo (16, miglior attacco del campionato) e troppe segnature al passivo (7), per una differenza reti di +9. Con un calendario iniziale apparentemente meno agevole di quello toccato in sorte a Conte: Bari, Udinese e Inter in trasferta, Samp, Palermo, Cagliari e Lecce in casa. Quest’anno, dopo 7 turni, i bianconeri possono vantare 13 punti (3 vittorie, 4 pareggi e nessuna sconfitta). Le reti all’attivo sono 11, quelle subite 5. Per una differenza gol di +6. In questa stagione la Juve è prima, almeno provvisoriamente. In attesa di Udinese, Cagliari e Lazio che, in teoria, potrebbero scavalcarla in classifica. Un anno fa era invece quinta in coabitazione con il Palermo, a cinque lunghezze dall’allora capolista Lazio. Per dovere di cronaca va anche detto, uscendo dall’aridità dei numeri, che la Juve attuale, rispetto al torneo 2010/11, ha un Pirlo in più. E l’ex milanista, come si è visto anche ieri sera, è un giocatore che incide parecchio. Perchè, diciamocelo con franchezza, senza Pirlo, questa Juve sarebbe ben poca cosa. Sulla carta, quindi, considerando soprattutto l’innesto del regista e, in piccola parte, di Lichtsteiner e Vucinic (peraltro nullo anche ieri sera), la squadra allenata da Conte dovrebbe avere qualcosa in più di quella affidata a Delneri. Almeno così si diceva alla vigilia del campionato. Ma un conto sono le bellicose dichiarazioni rilasciate nelle conferenze stampa, altra cosa è il campo, giudice rigoroso e a volte spietato. Concludendo, ancora una volta, i tifosi juventini sono caduti nel tranello delle illusioni. Beffati per l’ennesima volta da una dirigenza tutta chiacchiere e distintivo. Noi, invece, non abbiamo abboccato all’amo. Forse perchè abbiamo spirito critico e capacità analitiche. O forse perchè non abbiamo alcuna stima di John Elkann e poca considerazione di Andrea. Forse perchè, da 40 anni, mastichiamo calcio in maniera non superficiale. L’unica vera delusione per chi scrive è arrivata da Antonio Conte. Un tempo uomo tutto d’un pezzo, oggi mite aziendalista a “disposizione” della società. Il trattamento riservato ieri a Del Piero – mezzora di riscaldamento per poi fargli giocare solo i minuti di recupero – è un segnale preciso. Inequivocabile. Così come è stato gravissimo aver avallato l’insulsa campagna acquisti di Marmotta.

50 buoni motivi per non vincere mai nulla….

Il petroliere con moglie ecologista finge di scappare davanti ai microfoni.

Brechet, Carini, Favalli, Ferron, Adani, Centofanti, Cirillo, Conceicao, Zamorano, Tarantino, Kily Gonzales, Rambert, Robbiati, Sukur, Ventola, Lamouchi, Manicone, Moriero, Colonnese, Domoraud, Ferrante, Kallon, Vampeta, Zè Elias, Gresko, Sforza, Mezzano, Cauet, Pacheco, Pancev, Gilberto, Orlandini, Seno, Guly, Milanese, Pistone, Simic, Farinos, Galante, Sorondo, Gamarra, Vivas, Corradi, West, Choutos, Caio, Dabo, Binotto, Di Biagio, Wome.

Questa lista, assolutamente incompleta, comprende solo alcuni dei tanti flop di mercato dell’era Moratti. Altro che Calciopoli! L’Inter arrivava a distanze siderali dalla Juve solo perchè comprava – per giunta a prezzi esorbitanti – calciatori senz’arte nè parte. Del resto, la fiaba del miliardario gentiluomo, il petroliere integerrimo che perdeva esclusivamente per colpa del “cattivone” Moggi, si sta sgretolando al processo di Napoli. Un “vero” processo, non quello fintamente imparziale, celebrato nell’estate del 2006 dalla giustizia sportiva.

Il Grande Fratello socialmente utile..

16 persone chiuse in una casa per tre mesi a fare i deficienti? E chi vince si porta a casa un montepremi di 500 mila euro? E nessuno che abbia mai pensato di chiamare l’ospedale psichiatrico? Qui bisogna fare qualcosa. Vorrei proporre una versione riveduta e corretta del Grande Fratello. Dunque, si prendono i concorrenti, si caricano su un pullman sgangherato e via verso il casello dell’autostrada. Destinazione: Napoli. Tre mesi per ripulire la città dai rifiuti. Raccolta, trasporto e smaltimento. Tutto sotto l’occhio vigile delle telecamere. Il lunedì diretta con Alessia Marcuzzi (ma, vista la somiglianza, va bene anche Furia) per fare il punto della situazione. Collegamenti dal cassonetto, con ramazza e paletta ben in vista. Nomination capovolte. I più bravi se ne vanno dopo poche settimane, i lavativi rimangono fino alla fine. Premi finali. Se vince un uomo, una serata in compagnia di Alessandra Mussolini. Con possibilità di smaltire, insieme ai rifiuti, anche la nipote del Duce. Se vince una donna una serata insieme all’uomo che baciava la mano a Gheddafi. Con possibilità di depositare il mago della patonza nella discarica più vicina. Un Grande Fratello socialmente utile. Per dare finalmente un senso al reality più idiota della storia della Tv.

Pillole di cianuro

Dubbi

Ma Vincenzo D’Amico è il fratello di Ilaria? Se la risposta è affermativa, abbiamo una seconda domanda: nella loro famiglia c’è qualcuno che capisce di calcio?

              Consigli

Dopo aver sentito Colomba urlargli ripetutamente “fattela dare, fattela dare”,  Sebastian Giovinco ha chiesto la consulenza di Tiger Woods e Berlusconi.

Testimonianze credibili

Convocato come testimone al processo Telecom, Marco Tronchetti Provera ha ribadito ai giudici che lui era solo la guardia del corpo di Tavaroli.

Carramba che sorpresa!

Presentati in tv i cani di Francesco Totti e Ilary Blasi. Pare che siano loro gli intellettuali di famiglia.

Cambio di consonante

Giocatori ed allenatori accusati di bestemmiare in campo, si sono difesi spiegando che non ce l’avevano con Dio ma con Bergomi.

Cinque minuti di silenzio

Il momento del commiato, prima o poi, arriva per tutti. Qualcuno spegne i riflettori ed il palcoscenico, lentamente, si svuota.  Gli attori si aggrappano alla ringhiera dell’addio mentre parte – malinconico come un tramonto di fine estate – l’ultimo applauso. A battere le mani, se hai lasciato qualche traccia del tuo passaggio, è un pubblico pagante. Altrimenti devi accontentarti di applausi registrati. Del resto gli attori non sono tutti uguali. Nessuno si emoziona con la comparsa e pochi ricordano il nome del caratterista. Perchè l’attenzione è tutta concentrata verso la star, a volte vera, spesso presunta. Ecco, quando esce di scena un vero fuoriclasse, dentro e fuori dal campo, tutti dovrebbero togliersi il cappello, alzarsi in piedi e rimanere in silenzio per almeno cinque minuti. Cinque minuti di fragoroso silenzio in un mondo sempre più chiassoso e volgare, possono fare tanto “rumore”. Cinque minuti di silenzio perchè la Juve perde una bandiera, un simbolo, un punto di riferimento. Cinque minuti di silenzio perchè il calcio italiano, ormai solo polvere e parole, perde uno dei più grandi di sempre. Cinque minuti di silenzio perchè Alessandro Del Piero è sempre stato un esempio di lealtà, correttezza ed etica professionale. Valori rari in questo calcio insulso e frenetico. Cinque minuti di silenzio, infine, per protestare contro lo squallido trattamento riservato ad Alex.  Congedato con un annuncio gelido, inopportuno e fuori contesto da una dirigenza indegna della Juventus 1897/2006, l’unica possibile. Sia ben chiaro, nessuno è eterno. E Del Piero, nato sotto il segno dello scorpione (come la Juve), il 9 Novembre taglierà il traguardo dei 37 anni. Tanti per un calciatore. Anche se Alex si allena e gioca ancora con la vitalità di un ragazzino. Il momento del commiato, prima o poi, arriva per tutti. Ma Alex meritava di essere accompagnato all’uscita con dolcezza, gratitudine e sentimento. Mentre Andrea Agnelli, il presidente “immagine” della Juve 2006/2011, “finto” salvatore della patria bianconera, non gli ha dato neppure il tempo di aggrapparsi alla ringhiera dell’addio. Imperdonabile.