Il sorriso di Sara

Il sorriso di Sara è scolpito nell’arcobaleno

il sorriso di Sara è un antidoto contro il veleno

il sorriso di Sara ha l’energia di un uragano

il sorriso di Sara è come il volo di un gabbiano.

il sorriso di Sara appartiene all’universo

il sorriso di Sara è tutto il tempo che non ho perso.

Nessuno conosce la password per accedere al mio dolore

non so che farmene delle vostre parole di circostanza

ogni giorno mi rifugio nella corazza inviolabile dell’ironia

unica arma contro il pregiudizio, unica risorsa contro l’ignoranza.

II sorriso di Sara è un clavicembalo che suona

il sorriso di Sara è una forza misteriosa che ti sprona

il sorriso di Sara è la speranza senza speranza

il sorriso di Sara è il sorriso di una minoranza

il sorriso di Sara è una foglia in balia del vento

il sorriso di Sara è più musicale di uno strumento.

Nessuno conosce la password per accedere al mio dolore

non so che farmene delle vostre parole di circostanza

ogni giorno mi rifugio nella corazza inviolabile dell’ironia

unica arma contro il pregiudizio, unica risorsa contro l’ignoranza. 

P.S – Sara è una ragazza down.

 

Il campionato più bullo del mondo

Quello che una volta era il campionato più bello del mondo (ora è solo il più bullo) è diventato terreno fertile per allenatori catenacciari e monocordi, attaccati come l’edera al penoso 5-3-2. Tecnici abili a difendere ad oltranza anche lo svantaggio, proponendo una sventagliata di stucchevoli passaggi orizzontali. Superare la metà campo è considerato esercizio troppo audace, per non parlare del dribbling, severamente proibito pena la sostituzione o, peggio, la condanna a trascorrere il weekend con Fabio Caressa. Non parliamo poi di ritmo ed intensità, roba da casa di riposo all’ora della minestrina. Con queste premesse ci meravigliamo di chi si stupisce delle scoppole rimediate dalle squadre italiane nelle Coppe Europee. La verità – non ci vuole molto a capirlo – è che l’orologio della Serie A si è fermato all’estate del 2006. Tutto quello che è venuto dopo conta come Pupo al festival di Woodstock.

Il senso critico

“Nel Paese della Memoria il tempo è sempre Ora”

Seguendo il filo logico della frase di Stephen King, in Italia, Paese senza memoria, il tempo è sempre Mai.

Non è mai tempo di cambiamenti, di rivoluzioni culturali, di prese di coscienza collettive.

La mancanza di memoria storica è uno dei principali difetti dell’italiano medio. Guasto che favorisce le tante repliche del film a cui assistiamo da oltre quaranta anni.

Ma il vero problema dell’italiano medio è la totale mancanza di senso critico. Quel senso critico che ti consente di osservare la realtà con la lente d’ingrandimento del pragmatismo.

Quel senso critico che ti consente di leggere i giornali e guardare la tv senza farti abbindolare da nessuno.

Quel senso critico che ti consente di avere un’opinione precisa e disincantata su tutto o quasi.

Purtroppo il senso critico non si può insegnare: ce l’hai o non ce l’hai. E se non ce l’hai sarai sempre facile preda di politici senza scrupoli, imbonitori da strapazzo, giornalisti di regime.

Quindi, come si vede, non c’è via d’uscita al degrado di questo Paese addormentato.

Perchè all’italiano medio – senza senso critico – sta bene tutto. Ma proprio tutto.

“Una società globalizzata si governa meglio se è fatta di persone con poco senso critico, quindi irrazionali”. Danilo Mainardi, etologo.