Aspettando di volare

E’ una mattina di fine estate. Il cielo è limpido come il pensiero di un bambino. Le nuvole sono tutte dentro il cuore. Nuvole minacciose, che promettono lampi, tuoni e pioggia battente. Più ti osservo e meno comprendo il significato di questa esistenza miserabile. Ti trascini barcollando, fuscello in balia del vento. Il tuo sguardo racconta la sofferenza meglio di un trattato. Una sofferenza dignitosa, tipica dei gatti, interrotta da qualche flebile lamento. Hai smarrito il senso dell’orientamento e non tocchi cibo da diversi giorni. Proprio tu che sei sempre stata ingorda.

Vorrei abbracciarti e dirti tante cose, ma le parole inciampano sui denti. Vorrei scrivere l’autobiografia del nostro amore, intingendo l’inchiostro nei posti più reconditi della mia anima. Vorrei sedermi davanti a un pianoforte, senza spartito e senza futuro, per suonare melodie ancestrali. Vorrei sparire dietro le quinte della notte, lasciando sul palco l’ombra della mia malinconia. Vorrei intrattenere il pubblico pagante raccontando storie improbabili, avvolte nella carta stagnola del passato.

Vorrei fare tutto ed il contrario di tutto, ma tu sei lì. A ricordarmi la provvisorietà del sogno. Tu sei lì, frastornata e forse delusa. Mi chiedi un’ultima carezza, prima di chiudere gli occhi.

Aspettando di volare.

La nostra sconfitta

La nostra sconfitta è apprendere che Roberto Vecchioni, la versione colta di Gigi D’Alessio, compare nella lista dei candidati al premio Nobel per la letteratura. Chissà, magari Bob Dylan e Leonard Cohen, figure “minori” della poesia tradotta in musica, saranno entusiasti dell’accostamento.

La nostra sconfitta è leggere sul sito di uno storico settimanale sportivo, oggi mensile, che l’irascile Balotelli vale Messi e Cristiano Ronaldo. Roba da ambulanza a sirene spiegate, se non fosse per la straordinaria capacità del giornalismo italiano di sopravvalutare tutto quello che proviene da casa nostra.

La nostra sconfitta è vedere affacciarsi ogni giorno, da quella finestra chiamata televisione, la marea vociante di servi e leccaculo. Gente senza talento e senza spina dorsale, che si è ritagliata il suo piccolo angolo di visibilità a suon di genuflessioni e carpiati.

La nostra sconfitta più grande è notare la totale assenza di indipendenza, meritocrazia e dignità. Come se le persone libere, coraggiose e competenti fossero improvvisamente scomparse. In realtà sono solo state oscurate, confinate nel limbo dell’anonimato. 

Perchè chi non è in vendita, chi non è controllabile o manipolabile, non deve avere voce. Sono le istruzioni del potere. Regole imparate a memoria dai maggiordomi in giacca e cravatta che presidiano gli spazi mediatici più importanti.

La chiamano democrazia.

Progetto Champions…

E’ partita la Champions. Tutte le grandi hanno iniziato con il piede giusto. Quindi, per quanto ci riguarda, il pareggio della Juve 2006/2013 (squadra che grande non è) non fa notizia. Fa più rumore l’ennesima panchina riservata a Llorente, arrivato a Torino con squilli di tromba e rulli di tamburi ed oggi retrocesso, di fatto, a quinta punta. Fa più rumore il labiale di Conte a fine partita, anche se uno che rimpiange Matri e si presenta con 5 difensori pure in Danimarca, dovrebbe prendersela soprattutto con se stesso. Un paio di considerazioni.

1. La “splendida” esibizione della Juventus 2006/2013 in quel di Copenaghen sintetizza la mediocrità del football italiano. Contro una squadra che occupa il terz’ultimo posto nel campionato danese (12 squadre), la simpatica creatura venuta alla luce dai miasmi di Calciopoli, ha sfiorato l’impresa, rischiando seriamente di vincere…

2. Il 3-5-2 (in realtà 5-3-2), modulo adottato da tante squadre italiote, Juve 2006/2013 compresa, è obsoleto come un discorso di Napolitano. Tattica di gioco in voga nella Germania degli anni novanta, serve solo a mascherare la mediocrità dei difensori centrali. Può funzionare solo in Serie A, campionato privo di attaccanti immarcabili, ma diventa una palla al piede in Europa, quando ti trovi al cospetto di punte e trequartisti di livello mondiale. Tra l’altro, ieri sera, è bastato un discreto attaccante danese per far saltare il fortino…

Non se ne poteva più…

E’ finita. Per qualche mese (ma non contiamoci troppo) non sentiremo più i proclami dei soliti dirigenti incapaci. Gente che, nel 2013, si trastulla ancora con i prestiti di Borriello, Gilardino e Quagliarella. Per qualche mese (ma non contiamoci troppo), non sentiremo più le chiacchiere e i finti scoop dei soliti giornalisti onniscienti. Gente che, invece di fare inchieste vere sui mille mali del calcio, si abbevera alla fonte di procuratori senza scrupoli, credibili come un digiuno di Pannella. Per qualche mese (ma non contiamoci troppo), non sentiremo più parlare di Zuniga alla Juventus, di Astori al Milan, di Nainggolan all’Inter. E magari anche di Honda, che si presenta in moto davanti all’abitazione di Galliani per firmare il contratto con i rossoneri. Per qualche mese (ma non contiamoci troppo), non sentiremo più parlare con espressioni moraleggianti dei 91 milioni spesi dal Real per Gareth Bale. Ovviamente troppi. Anche se l’operazione, visto che stiamo parlando di un talento purissimo e ancora piuttosto giovane (24 anni), ha una sua logica. Peccato che lor signori non si scandalizzino affatto per affari che fanno a pugni con il buonsenso. Qualche esempio? I 13 milioni pagati dalla Juve per Ogbonna, difensore di levatura regionale. Oppure i 12 milioni sborsati dal Milan per riavere il “fondamentale” Matri, un Pazzini meno incisivo, stravalutato qualche anno fa da Marotta (18 milioni versati a Cellino!). E anche per il pomposo ritorno a Milanello di Kakà, colpo mediatico più che tecnico. Visto che stiamo parlando di un ex calciatore, tanto valeva prendere il settantenne Rivera. Nonostante i ridondanti speciali di Sky e Sportitalia, è finita senza acuti. L’ultimo vero squillo è stato quello dell’Arsenal, che ha preso Ozil per 50 milioni. Ecco un calciatore che sposta gli equlibri. Altro che Gilardino, Borriello e Quagliarella…

Solo coincidenze…

Oggi vorrei fare alcune riflessioni. 1. Dopo una vita trascorsa al Milan (calciatore-dirigente e allenatore), Leonardo diventa direttore sportivo del PSG degli sceicchi. E cosa ti combina il brasiliano? Stacca un assegno di 62 milioni di euro al Milan per assicurarsi le prestazioni di Thiago Silva e Ibrahimovic. Naturalmente, il fatto che Leonardo abbia ricoperto d’oro il suo ex club è solo una simpatica coincidenza. 2. Franco Baldini, dopo una vita trascorsa alla Roma, viene “inspiegabilmente” ingaggiato dal Tottenham. E cosa ti combina l’uomo che straparlava al telefono dell’ormai tristemente famoso ribaltone? Stacca un assegno di oltre 30 milioni alla Roma per assicurarsi i servigi del sovrastimato Erik Lamela. Naturalmente, il fatto che Baldini abbia ricoperto d’oro il suo ex club è solo una simpatica coincidenza. 3. Paolo Di Canio, diventato per motivi sconosciuti alla logica manager del Sunderland (ma quanto durerà?), ha la geniale idea di comprare, per la folle cifra di 8 milioni di euro, un calciatore dozzinale: Emanuele Giaccherini. Ora, fatevi una domanda e datevi una risposta: secondo voi, un manager straniero, avrebbe mai speso tutti quei soldi per un elemento così scarso? Ovviamente no. Ma naturalmente, il fatto che Di Canio abbia voluto far “guadagnare” un club italiano è solo una simpatica coincidenza. Solo coincidenze, dunque. Perchè, si sa, il calcio italiano ha una credibilità spaziale.