Viva la Premier League…

Oggi parte la Premier League, la competizione calcistica più seguita al mondo, Mondiali esclusi. Pensate che i diritti televisivi di questo torneo (3,2 miliardi di euro), valgono ben 900 milioni in più di Champions League ed Euro League messe insieme. Nessun stupore. Perchè la Premier è, semplicemente, il campionato. Tradizione, stadi all’avanguardia, atmosfera da brividi e un livello tecnico-agonistico di primo livello. La ricetta è semplice. Quindi inimitabile. Chi vincerà? Pronostico quasi impossibile. Io, ma è solo una sensazione, dico Tottenham. La squadra che ha cambiato meno.

Altre sensazioni assortite. Il Leicester di Ranieri retrocederà, Antonio Conte farà molta fatica, Ibrahimovic toglierà le castagne dal fuoco all’imbolsito Mourinho e il Middlesbrough, uno dei fondatori della Premier, tornato nella massima divisione dopo 7 anni in Championship, darà filo da torcere a tutti.

Mai dire Raiola…

C’è un proverbio che dice “Il guadagno sta nell’acquisto”. Detto clamorosamente smentito dai due trasferimenti che hanno fatto vibrare le vetrate del calciomercato estivo, appuntamento meno avvincente di un programma condotto da Carlo Conti. Cosa è accaduto, in pratica? La Juventus 2.0, in un impeto di calcolata follia (portare la cassaforte di famiglia in Olanda ha i suoi innegabili vantaggi), ha speso 90 milioni per assicurarsi i servigi di Gonzalo Higuain, ultimamente più grasso di Salas, pagando l’intera clausola rescissoria al Napoli. La stessa Juventus, sfruttando la proverbiale furbizia del poliglotta sgrammaticato Mino Raiola, ha rifilato un pacco megagalattico al Man United di Josè Porquè Mourinho, ricavando l’astronomica cifra di 105 milioni (più 5 di bonus) dal fenomeno mediatico Pogba. Due casi esemplari di “guadagno che sta nella vendita”. E adesso proviamo a spiegarvi perché.

Gonzalo Higuain, ottimo centravanti ma non certo un fuoriclasse, è reduce dalla miglior stagione della sua carriera (36 goal in 35 partite di campionato). Annata irripetibile. Perché ha segnato così tanto? 1. Il Napoli si è messo completamente al suo servizio. 2. Maurizio Sarri ha creato un gioco fantasioso e spettacolare, creando le condizioni per esaltare le doti dell’argentino. Nella Juventus non sarà mai così. Intanto Higuain ha sempre giocato come terminale offensivo in un 4-3-3, stesso modulo della Nazionale Argentina. Con i bianconeri, propensi a confermare il monocorde 3-5-2, il fumantino Gonzalo dovrà spartirsi l’area con Dybala. Inoltre la Juve 2.0, almeno quella vista l’anno scorso, non ha il gioco effervescente del Napoli. Anzi, l’esatto contrario. Quindi si suppone che Higuain avrà meno rifornimenti. Ma l’annotazione più importante riguarda proprio i bianconeri: come farà Allegri a rinunciare a Mario Mandžukić, uomo fondamentale per gli equilibri della squadra? A differenza del croato, infatti, Higuain non va a pressare portiere e difensori. E nemmeno gli passa per la testa di ripiegare all’indietro in caso di necessità.

Paul Pogba, ottimo centrocampista con atteggiamenti da primo della classe, torna all’ovile dopo 4 anni trascorsi a Torino. Premettendo che il Man U, avendo introiti stratosferici, era l’unico club al mondo a potersi permettere l’acquisto del francese, l’operazione fa acqua da tutte le parti. Per tre buoni motivi. 1. Pogba, forte con i deboli e deboli con i forti, non è mai stato decisivo ad alti livelli. Vedi alla voce Europei e Champions League. 2. Nel campionato italiano, più tattico che fisico, uno con la stazza di Pogba (più, ovviamente, la tecnica) aveva vita agevole. In Premier League, torneo più fisico che tattico, il francese troverà tanti calciatori con le sue caratteristiche. E quindi avrà maggiori difficoltà. 3. Aver lasciato andar via un calciatore a parametro zero per poi riprenderlo a 110 milioni non è indice di saggezza, ma si spiega con le differenti filosofie e competenze di Sir Alex Ferguson e Josè Porquè Mourinho. Il primo, perfetto conoscitore della Premier League, non aveva ritenuto strategico Pogba, mollandolo senza troppi complimenti. Il secondo, gran mestierante della panchina, aveva bisogno del colpo mediatico per ingraziarsi i suoi nuovi tifosi. Sapendo già di avere in casa l’uomo che gli toglierà le castagne dal fuoco. Ovvero Zlatan Ibrahimovic. Guarda caso, anche lui assistito da Raiola. Della serie: fatevi una domanda e datevi una risposta.