Il meno peggio e i 5 Stelle…

Essendo stato costretto per anni a votare il meno peggio, ho salutato con gioia l’avvento del Movimento 5 Stelle. Finalmente ho potuto dare la mia preferenza a chi rappresenta veramente i miei valori, senza se e senza ma. Purtroppo – ma era prevedibile – non tutto è filato per il verso giusto. E non solo per colpa del Sistema. Passata l’euforia e la curiosità del nuovo che avanza, sono affiorati alcuni difetti, facilmente eliminabili. I principali sono: regole non del tutto chiare e trasparenti e, soprattutto, una selezione alquanto superficiale dei candidati. Troppi arrivisti, troppa gente impreparata e, detto volgarmente, senza palle. Riassumo in 5 punti cosa si dovrebbe pretendere da un candidato 5 Stelle, dando per scontata l’onestà.

1) Che sappia parlare un buon italiano. E guardate che il titolo di studio non conta una mazza (conosco laureati che sbagliano più congiuntivi di Alberto Tomba).

2) Che sappia reggere un confronto televisivo senza farsi mettere i piedi in testa dal Gasparri di turno.

3) Che abbia grandi ideali e e solidi principi morali. 

4) Che, una volta conosciuto il potere, non s’attacchi spudoratamente alla poltrona. Lo so, questo punto non è semplice da prevedere, ma ci si può lavorare meglio.

5) Che anteponga gli interessi del Movimento a quelli personali.

Solo così, a mio avviso, potremo continuare a votare il meglio e non il meno peggio.

A proposito dello scudetto del Leicester e di Claudio Ranieri…

Premesso che chi vince sul campo ha sempre ragione, mi rifiuto di aggregarmi al coro monodico allestito dai media italiani. Un coro gonfio di retorica e nazionalismo becero, quindi insopportabile. Celebrazioni fuori luogo come Pupo al festival di Woodstock. Vi spiego perché in cinque semplici punti.

1) Il Leicester ha vinto il titolo giocando un calcio arcaico, con un catenaccio che avrebbe fatto arrossire anche Nereo Rocco. Tutti abbottonati in difesa, con porta blindata, zanzariere e doppi vetri e poi palla lanciata a casaccio in avanti, sperando nella velocità di Vardy e nelle improvvisazioni di Mahrez.

2) Seguo il football da una vita e mai avevo visto una fortuna così sfacciata come quella del Leicester. Copione più o meno consolidato: avversari che dominano e controllano la partita per 89 minuti, prima di essere beffati dall’unico tiro in porta effettuato dai “Foxes”.

3) Giocatori che hanno speso in una sola stagione tutte le energie fisiche e mentali di un’intera carriera. Da Vardy a Mahrez, fino a Kante, Huth e Morgan. Vedrete, il prossimo anno questi “eroi” per caso spariranno dalla scena come i vincitori di X Factor.

4) Quella che sta per concludersi è stata la Premier League più mediocre di sempre. Con le cosiddette grandi, per vari motivi, ai minimi storici. E con la squadra migliore del torneo, il Tottenham, priva della cattiveria agonistica necessaria a fronteggiare le avversità.

5) Il quinto e ultimo punto riguarda Claudio Ranieri, onesto mestierante della panchina, oggi celebrato come miglior allenatore del pianeta dalle stesse persone che l’hanno sempre bollato come un perdente di successo. Chi scrive continua a non avere alcuna stima professionale del tecnico romano, rappresentante di un calcio preistorico, purtroppo non ancora in via d’estinzione. Del resto la carriera di Ranieri, uno che è riuscito a buttare nel contenitore del residuo scudetti già stravinti, dice tutto. Bisogna poi aggiungere a tutto ciò (ma i media italiani, ovviamente, non lo fanno) che Nigel Pearson, il predecessore di Ranieri, inspiegabilmente licenziato dal club, ottenne una salvezza miracolosa vincendo ben 7 delle ultime 9 partite dello scorso campionato. Peraltro giocando un calcio infinitamente migliore di quello mostrato quest’anno dai “Foxes”. Le “fortune” del Leicester cominciano da lì.

Concludendo, complimenti al Leicester e a Claudio Ranieri. Ma, per favore, risparmiateci peana e standing ovation.

Infine mi sembra giusto sottolineare la “sportività” dei giocatori del Chelsea, penosi per tutta la stagione e furenti d’agonismo solo in occasione del match con il Tottenham. Non c’è che dire: un bel messaggio per quei quattro o cinque che credono ancora nel calcio pulito.