State Bonucci se potete.

bonucciA gentile richiesta, dico la mia sull’affaire Bonucci.
Una premessa: ho sempre considerato Bonucci un calciatore sopravvalutato e una persona arrogante. Un buon difensore, che spicca particolarmente nel campionato dei mediocri. Un buon difensore, spacciato per una versione moderna di Beckenbauer da una critica ipocrita, abituata a scrivere ciò che i lettori vogliono sentirsi dire. Detto questo, credo che nei successi juventini, al contrario di Allegri, la firma di Bonucci sia stata determinante. Quindi, tra i due, dopo aver dato una bella lavata di testa al difensore, avrei sacrificato l’allenatore. La vicenda, casomai ce ne fosse stato bisogno, ha ribadito lo stato comatoso in cui versa il calcio italiano. Alimentato dalla volubilità del tifoso medio. Ergo, per qualcuno gli eroi di ieri diventano improvvisamente i traditori di oggi. Per qualcun altro, invece, i nemici di ieri, diventeranno in fretta gli idoli di domani. E’ un calcio senza coerenza. E quindi senza speranza.

Essere normali…

topolinoLa vera trasgressione non è riempirsi il corpo di tatuaggi. E nemmeno bucarsi la lingua per accessoriarla con un piercing. La vera trasgressione non è nemmeno ubriacarsi fino a stare male solo per celebrare la liturgia del sabato sera, oppure strafarsi di coca per rincorrere paradisi artificiali. La vera trasgressione – in questo Paese capovolto – è essere normali.

Essere normali, appunto.

Esercizio disagevole in un Paese anormale come l’Italia. Essere normali, appunto.
Non essere disposti a tutto pur di guadagnarsi il famoso quarto d’ora di celebrità tanto caro ad Andy Warhol.

Essere normali, appunto.
Sedere sugli scranni di Montecitorio o Palazzo Madama per servire gli interessi del Paese e non quelli del proprio partito o, peggio, delle varie lobbies che infestano la penisola.

Essere normali, appunto.
Trovarsi a Palazzo Chigi solo grazie ai voti degli elettori e non per le oscure dinamiche di una finta democrazia.

Essere normali, appunto.

Fare il capitalista illuminato usando i propri quattrini e non gli aiuti statali, magari evitando di spostare la residenza fiscale all’estero.

Essere normali, appunto.
Intendere l’informazione come servizio alla comunità e non come strumento per screditare gli avversari politici.

Essere normali.
Appunto.

Cucine da Incubo

cannaAvete presente “Cucine da Incubo” con Antonino Schwarzenegger Cannavacciuolo? Il copione è sempre lo stesso.
C’è un ristorante che ha meno appeal di Zanda e Rosato e uno chef che, al confronto, Benedetta Parodi sembra Gordon Ramsay. Le pietanze che escono dalla cucina spaventerebbero anche Adinolfi e Galeazzi a digiuno da ventiquattro ore, infatti i clienti scappano a gambe levate neanche avessero visto Gozi e Nardella. Così, al proprietario, disperato, non restano che due opzioni: vendere a Mino Raiola oppure telefonare ad Antonino Schwarzenegger Cannavacciuolo. Buona la seconda. Così Cannavacciuolo arriva nel locale, sponsorizzato dalla barba ai piedi e, dopo essere sopravvissuto agli assaggi, comincia a distribuire pacche come se piovesse. Minacciato fisicamente, lo staff si rimbocca le maniche e, nel giro di tre giorni, il ristorante, da bettola diventa un tre stelle Michelin. Salvo chiudere per fallimento il giorno dopo la partenza di Cannavacciuolo. 
Adios. Al ristorante.

Vi presento il mio nuovo libro…

copertina-asteriscoIl segreto dell’asterisco è il mio 19° libro, il terzo completamente autoprodotto. Si tratta di un thriller atipico, ambientato a Demerito Country, luogo immaginario ma non troppo. Neil Corsivo, scrittore di nicchia, sparisce all’improvviso lasciando dietro di sé una lunga scia di dubbi e interrogativi. Le indagini, affidate al discutibile Commissario Lombrico, appaiono subito problematiche. La domanda che rimbalza nell’aria è: Neil Corsivo è scomparso volontariamente oppure è stato ucciso? La risposta, dopo innumerevoli colpi di scena e un’insolita galleria di personaggi, arriverà nelle ultime pagine.

Il segreto dell’asterisco, 128 pagine, 13 euro.

Per richiederlo manda una mail a renato@renatolamonica.com

copertina-cdAi primi di Giugno sarà disponibile anche il mio primo cd di poesie. Venti liriche, alcune inedite, recitate dal sottoscritto.

 

Da Ferrara a Rotterdam…

 
spal-festa

Due eventi significativi hanno caratterizzato il weekend calcistico. La Spal torna in Serie A dopo 49 anni e la notizia non può che fare piacere a chi ha sempre ammirato la figura di Paolo Mazza, figura storica del calcio italiano e uomo simbolo della società ferrarese, di cui stato allenatore, direttore sportivo e presidente. L’ultima stagione della Spal nella massima serie risale al lontanissimo 1967-68, quando arrivò quattordicesima nel torneo allora a sedici squadre. Era la Spal di Reja, Bozzao, Massei e Brenna, giocatore più prolifico di quel campionato con 7 reti.
kuytIl Feyenoord, la prima squadra olandese ad alzare al cielo la Coppa dei Campioni, torna a vincere l’Eredivisie dopo 18 anni. Il sedicesimo scudetto, conquistato dopo una cavalcata irresistibile, porta soprattutto la firma di Giovanni Van Bronckhorst, ex calciatore della squadra di Rotterdam e oggi suo carismatico allenatore e Dirk Kuyt, l’ormai quasi trentasettenne capitano. E’ stato proprio Kuyt, calciatore dall’intelligenza tattica mostruosa, a segnare la tripletta che ha consentito al Feyenoord di respingere l’ultimo assalto dell’Ajax.

Un nuovo inizio…

renzieprimarieIl punto politico, speciale Primarie PD. A leggere “Repubblica”, pare che Babbeo Renzie sia tornato a Palazzo Chigi. Invece – e qui vorrei dare una notiziola a Scalfari – ha solo vinto le elezioni del suo quartierino. Un quartierino sempre meno affollato: lo dicono i numeri. 1 milione e mezzo di elettori smarriti in dieci anni e 1 milione in meno rispetto alle ultime primarie, con un crollo verticale nelle cosiddette regioni “rosse”. Il fatto che il più presentabile dei candidati sia arrivato ultimo la dice lunga sull’acume politico dei votanti, accecati dal Tg1 e incapaci di distinguere uno statista da uno sparaballe. Del resto basta dare un’occhiata all’età media degli stessi, ben oltre i sessant’anni, per comprendere che il PD sta correndo a grandi falcate verso l’estinzione. Chissà cosa pensavano di votare i tanti anziani accompagnati dalle badanti? Forse il referendum tra Repubblica e Monarchia, oppure la regina (si fa per dire) del sabato sera, scegliendo tra Maria De Filippi e Milly Carlucci. Chissà, magari qualcuno avrà chiesto se tra i candidati c’era anche Berlinguer, mentre qualcun altro pensava di dire no all’invasione sovietica in Ungheria. Oltre a Repubblica, giornale che ormai fa rimpiangere “L’Unità”, l’unico a prendere sul serio il risultato è stato Babbeo Renzie. Quello che doveva ritirarsi dalla politica dopo la batosta subita al referendum. “E’ un nuovo inizio” ha detto Babbeo sputacchiando nel microfono. Io, invece, direi che siamo già ai titoli di coda.

Giornali? No, grazie.

la-settimanaFino al 2006 ero un divoratore di giornali. Quotidiani, settimanali, riviste: non mi facevo mancare nulla. Leggevo tutto, con bramosa avidità, tralasciando solo il gossip e la cronaca nera. Leggevo tutto, ben sapendo che solo il 20% di quello che passava davanti ai miei occhi poteva essere considerato attendibile. La mia curiosità è stata la chiave per raggiungere l’indipendenza di pensiero. Mi è sempre piaciuto osservare la realtà e la psiche umana, cercando di cogliere gli aspetti più reconditi e misteriosi. Anche per questo mi è sempre riuscito abbastanza agevole stanare le menzogne e la malafede.
Oggi compro solo la Settimana Enigmistica e, qualche volta, il Fatto Quotidiano. Il mio edicolante, che prima mi accoglieva con un sorriso a 32 denti, oggi mi saluta a malapena. Dal 2006 m’informo solo sul web. Gratis. Qualche sito di fiducia, molte ricerche e diverse incursioni nei principali organi d’informazione internazionali.

Remuntada!

barcaFine di un ciclo a chi? Ritirate tutto quello che avete detto e scritto negli ultimi quindici giorni. E magari, la prossima volta, siate meno superficiali nelle vostre analisi. Certo, adesso direte che il PSG sta alle competizioni europee come Bianca Atzei  alla musica. Certo, adesso direte che arbitro e fortuna hanno inciso sulla “remuntada”. Eppure dopo l’andata avete “venduto” all’opinione pubblica quel roboante 4-0 come l’impresa del secolo, celebrando i francesi oltre i loro meriti. Eppure i rigori di ieri sera, se guardate le immagini tv con occhio obiettivo, c’erano entrambi. Netti e non nettissimi. Ma c’erano.

La verità? Quando il Barcellona decide di fare sul serio, non c’è squadra al mondo che possa resistergli. E, probabilmente, molte altre formazioni, ieri sera, avrebbero fatto la fine del PSG. Juventus compresa.

Più che da Messi, in formato dimesso, la gara è stata decisa da un Neymar ai massimi storici: sua la punizione che ha rimesso in carreggiata i catalani dopo la rete stronca gambe di Cavani. Suo il sublime assist, convertito in rete da Sergi Roberto all’ultimo respiro di un match epico.

E’ un 6-1 storico e forse irripetibile. Quarti di finale riagguantati quando tutto sembrava perduto e un messaggio chiaro e trasparente lanciato alle altre pretendenti al successo finale: chi vuole alzare al cielo la Coppa dalle grandi orecchie dovrà fare i conti con il Barça. Come sempre.

Eroe per caso

ranieriNon c’è niente da fare. L’informazione italiana non perde mai l’occasione per dimostrare tutto il suo conformismo e la propria autoreferenzialità. Prendiamo il caso Ranieri, esonerato qualche giorno fa dal Leicester. Tutti a indignarsi per il “brutale” trattamento ricevuto dal tecnico italiano e nessuno che si sia permesso di andare a frugare nelle pieghe della vicenda. Niente analisi serie, niente valutazioni obiettive, soltanto la triste autodifesa di un eroe per caso. Si, perchè la definizione calza a pennello a Claudio Ranieri, capitato al posto giusto nel momento giusto. Per passare, appunto per caso, alla storia.

Al suo posto avrebbe potuto esserci Mandorlini, oppure Mazzarri, o magari Maran. Tutti meno Zeman, uno che non vincerebbe neppure se fosse l’unico partecipante. Nulla sarebbe cambiato. Ve lo dice uno che, la scorsa stagione, ha visto quasi tutte le partite del Leicester. Mai successo fu più assistito dalla buona sorte. Una fortuna sfacciata e irripetibile. Mai visto niente di simile da quando seguo il footbal: Vardy e Mahrez tiravano da centrocampo e centravano il sette, Huth e Morgan vincevano tutti i rimpalli, Schmeichel parava in maniera fortuita qualsiasi conclusione, respingendo con disinvoltura anche i numerosi tentativi di autogoal dei compagni, Kante recuperava anche i palloni sfuggiti ai raccattapalle, il macchinoso Ulloa entrava dalla panchina e segnava semplicemente soffiando sul pallone. Dove non arrivava la dea bendata, ecco l’esagerato dispendio fisico di tutti gli effettivi, capaci di consumare in una sola stagione tutte le energie di un’intera carriera.

Ecco, tutto questo, in uno scenario irripetibile (vedi crisi generale delle grandi tradizionali) ha permesso al Leicester di conquistare un titolo impronosticabile alla vigilia. Impresa che le “volpi” stanno, inevitabilmente, pagando in questa stagione. Sia in termini di fortuna, oggi ai minimi storici, sia in termini atletici. Vedi la pessima forma di quasi tutti i calciatori della rosa. Metteteci anche il ridimensionamento delle stelle della squadra (Vardy e Mahrez) e avrete il quadro completo del naufragio. Ampiamente previsto dal sottoscritto alla vigilia del torneo. Ditemi che ruolo ha avuto, in tutto questo, Claudio Ranieri? Nessuno. Proprio per questo è stato licenziato. Perchè i primi a fare la nostra analisi, assolutamente oggettiva, sono stati proprio i dirigenti del Leicester.