Cucine da Incubo

cannaAvete presente “Cucine da Incubo” con Antonino Schwarzenegger Cannavacciuolo? Il copione è sempre lo stesso.
C’è un ristorante che ha meno appeal di Zanda e Rosato e uno chef che, al confronto, Benedetta Parodi sembra Gordon Ramsay. Le pietanze che escono dalla cucina spaventerebbero anche Adinolfi e Galeazzi a digiuno da ventiquattro ore, infatti i clienti scappano a gambe levate neanche avessero visto Gozi e Nardella. Così, al proprietario, disperato, non restano che due opzioni: vendere a Mino Raiola oppure telefonare ad Antonino Schwarzenegger Cannavacciuolo. Buona la seconda. Così Cannavacciuolo arriva nel locale, sponsorizzato dalla barba ai piedi e, dopo essere sopravvissuto agli assaggi, comincia a distribuire pacche come se piovesse. Minacciato fisicamente, lo staff si rimbocca le maniche e, nel giro di tre giorni, il ristorante, da bettola diventa un tre stelle Michelin. Salvo chiudere per fallimento il giorno dopo la partenza di Cannavacciuolo. 
Adios. Al ristorante

Vi presento il mio nuovo libro…

copertina-asteriscoIl segreto dell’asterisco è il mio 19° libro, il terzo completamente autoprodotto. Si tratta di un thriller atipico, ambientato a Demerito Country, luogo immaginario ma non troppo. Neil Corsivo, scrittore di nicchia, sparisce all’improvviso lasciando dietro di sé una lunga scia di dubbi e interrogativi. Le indagini, affidate al discutibile Commissario Lombrico, appaiono subito problematiche. La domanda che rimbalza nell’aria è: Neil Corsivo è scomparso volontariamente oppure è stato ucciso? La risposta, dopo innumerevoli colpi di scena e un’insolita galleria di personaggi, arriverà nelle ultime pagine.

Il segreto dell’asterisco, 128 pagine, 13 euro.

Per richiederlo manda una mail a renato@renatolamonica.com

copertina-cdAi primi di Giugno sarà disponibile anche il mio primo cd di poesie. Venti liriche, alcune inedite, recitate dal sottoscritto.

 

Da Ferrara a Rotterdam…

 
spal-festa

Due eventi significativi hanno caratterizzato il weekend calcistico. La Spal torna in Serie A dopo 49 anni e la notizia non può che fare piacere a chi ha sempre ammirato la figura di Paolo Mazza, figura storica del calcio italiano e uomo simbolo della società ferrarese, di cui stato allenatore, direttore sportivo e presidente. L’ultima stagione della Spal nella massima serie risale al lontanissimo 1967-68, quando arrivò quattordicesima nel torneo allora a sedici squadre. Era la Spal di Reja, Bozzao, Massei e Brenna, giocatore più prolifico di quel campionato con 7 reti.
kuytIl Feyenoord, la prima squadra olandese ad alzare al cielo la Coppa dei Campioni, torna a vincere l’Eredivisie dopo 18 anni. Il sedicesimo scudetto, conquistato dopo una cavalcata irresistibile, porta soprattutto la firma di Giovanni Van Bronckhorst, ex calciatore della squadra di Rotterdam e oggi suo carismatico allenatore e Dirk Kuyt, l’ormai quasi trentasettenne capitano. E’ stato proprio Kuyt, calciatore dall’intelligenza tattica mostruosa, a segnare la tripletta che ha consentito al Feyenoord di respingere l’ultimo assalto dell’Ajax.

Un nuovo inizio…

renzieprimarieIl punto politico, speciale Primarie PD. A leggere “Repubblica”, pare che Babbeo Renzie sia tornato a Palazzo Chigi. Invece – e qui vorrei dare una notiziola a Scalfari – ha solo vinto le elezioni del suo quartierino. Un quartierino sempre meno affollato: lo dicono i numeri. 1 milione e mezzo di elettori smarriti in dieci anni e 1 milione in meno rispetto alle ultime primarie, con un crollo verticale nelle cosiddette regioni “rosse”. Il fatto che il più presentabile dei candidati sia arrivato ultimo la dice lunga sull’acume politico dei votanti, accecati dal Tg1 e incapaci di distinguere uno statista da uno sparaballe. Del resto basta dare un’occhiata all’età media degli stessi, ben oltre i sessant’anni, per comprendere che il PD sta correndo a grandi falcate verso l’estinzione. Chissà cosa pensavano di votare i tanti anziani accompagnati dalle badanti? Forse il referendum tra Repubblica e Monarchia, oppure la regina (si fa per dire) del sabato sera, scegliendo tra Maria De Filippi e Milly Carlucci. Chissà, magari qualcuno avrà chiesto se tra i candidati c’era anche Berlinguer, mentre qualcun altro pensava di dire no all’invasione sovietica in Ungheria. Oltre a Repubblica, giornale che ormai fa rimpiangere “L’Unità”, l’unico a prendere sul serio il risultato è stato Babbeo Renzie. Quello che doveva ritirarsi dalla politica dopo la batosta subita al referendum. “E’ un nuovo inizio” ha detto Babbeo sputacchiando nel microfono. Io, invece, direi che siamo già ai titoli di coda.

Giornali? No, grazie.

la-settimanaFino al 2006 ero un divoratore di giornali. Quotidiani, settimanali, riviste: non mi facevo mancare nulla. Leggevo tutto, con bramosa avidità, tralasciando solo il gossip e la cronaca nera. Leggevo tutto, ben sapendo che solo il 20% di quello che passava davanti ai miei occhi poteva essere considerato attendibile. La mia curiosità è stata la chiave per raggiungere l’indipendenza di pensiero. Mi è sempre piaciuto osservare la realtà e la psiche umana, cercando di cogliere gli aspetti più reconditi e misteriosi. Anche per questo mi è sempre riuscito abbastanza agevole stanare le menzogne e la malafede.
Oggi compro solo la Settimana Enigmistica e, qualche volta, il Fatto Quotidiano. Il mio edicolante, che prima mi accoglieva con un sorriso a 32 denti, oggi mi saluta a malapena. Dal 2006 m’informo solo sul web. Gratis. Qualche sito di fiducia, molte ricerche e diverse incursioni nei principali organi d’informazione internazionali.

Remuntada!

barcaFine di un ciclo a chi? Ritirate tutto quello che avete detto e scritto negli ultimi quindici giorni. E magari, la prossima volta, siate meno superficiali nelle vostre analisi. Certo, adesso direte che il PSG sta alle competizioni europee come Bianca Atzei  alla musica. Certo, adesso direte che arbitro e fortuna hanno inciso sulla “remuntada”. Eppure dopo l’andata avete “venduto” all’opinione pubblica quel roboante 4-0 come l’impresa del secolo, celebrando i francesi oltre i loro meriti. Eppure i rigori di ieri sera, se guardate le immagini tv con occhio obiettivo, c’erano entrambi. Netti e non nettissimi. Ma c’erano.

La verità? Quando il Barcellona decide di fare sul serio, non c’è squadra al mondo che possa resistergli. E, probabilmente, molte altre formazioni, ieri sera, avrebbero fatto la fine del PSG. Juventus compresa.

Più che da Messi, in formato dimesso, la gara è stata decisa da un Neymar ai massimi storici: sua la punizione che ha rimesso in carreggiata i catalani dopo la rete stronca gambe di Cavani. Suo il sublime assist, convertito in rete da Sergi Roberto all’ultimo respiro di un match epico.

E’ un 6-1 storico e forse irripetibile. Quarti di finale riagguantati quando tutto sembrava perduto e un messaggio chiaro e trasparente lanciato alle altre pretendenti al successo finale: chi vuole alzare al cielo la Coppa dalle grandi orecchie dovrà fare i conti con il Barça. Come sempre.

Eroe per caso

ranieriNon c’è niente da fare. L’informazione italiana non perde mai l’occasione per dimostrare tutto il suo conformismo e la propria autoreferenzialità. Prendiamo il caso Ranieri, esonerato qualche giorno fa dal Leicester. Tutti a indignarsi per il “brutale” trattamento ricevuto dal tecnico italiano e nessuno che si sia permesso di andare a frugare nelle pieghe della vicenda. Niente analisi serie, niente valutazioni obiettive, soltanto la triste autodifesa di un eroe per caso. Si, perchè la definizione calza a pennello a Claudio Ranieri, capitato al posto giusto nel momento giusto. Per passare, appunto per caso, alla storia.

Al suo posto avrebbe potuto esserci Mandorlini, oppure Mazzarri, o magari Maran. Tutti meno Zeman, uno che non vincerebbe neppure se fosse l’unico partecipante. Nulla sarebbe cambiato. Ve lo dice uno che, la scorsa stagione, ha visto quasi tutte le partite del Leicester. Mai successo fu più assistito dalla buona sorte. Una fortuna sfacciata e irripetibile. Mai visto niente di simile da quando seguo il footbal: Vardy e Mahrez tiravano da centrocampo e centravano il sette, Huth e Morgan vincevano tutti i rimpalli, Schmeichel parava in maniera fortuita qualsiasi conclusione, respingendo con disinvoltura anche i numerosi tentativi di autogoal dei compagni, Kante recuperava anche i palloni sfuggiti ai raccattapalle, il macchinoso Ulloa entrava dalla panchina e segnava semplicemente soffiando sul pallone. Dove non arrivava la dea bendata, ecco l’esagerato dispendio fisico di tutti gli effettivi, capaci di consumare in una sola stagione tutte le energie di un’intera carriera.

Ecco, tutto questo, in uno scenario irripetibile (vedi crisi generale delle grandi tradizionali) ha permesso al Leicester di conquistare un titolo impronosticabile alla vigilia. Impresa che le “volpi” stanno, inevitabilmente, pagando in questa stagione. Sia in termini di fortuna, oggi ai minimi storici, sia in termini atletici. Vedi la pessima forma di quasi tutti i calciatori della rosa. Metteteci anche il ridimensionamento delle stelle della squadra (Vardy e Mahrez) e avrete il quadro completo del naufragio. Ampiamente previsto dal sottoscritto alla vigilia del torneo. Ditemi che ruolo ha avuto, in tutto questo, Claudio Ranieri? Nessuno. Proprio per questo è stato licenziato. Perchè i primi a fare la nostra analisi, assolutamente oggettiva, sono stati proprio i dirigenti del Leicester.

Perchè Sanremo è Sanremo…

albanoPerchè Sanremo è Sanremo. E quindi, parafrasando il Marchese del Grillo, noi non siamo un cazzo. Basta, questa storia va avanti da tanti, troppi anni. E, se proprio volete saperlo, le canzoni di Sanremo, insieme ai tweet di Gasparri e al plastico di Cogne, sono i motivi che hanno indotto l’Isis a dichiarare guerra all’Occidente. Del resto anch’io, quando vedo Albano e Gigi D’Alessio, provo l’irresistibile impulso di acquistare una Smith & Wesson. Perché Sanremo, musicalmente, vale molto meno dello Zecchino d’Oro. E, come fascino, se la gioca al massimo con la sagra del fungo prugnolo.

Sia chiaro, non sono in discussione le voci, ma le canzoni. Conosco almeno un miliardo di cantanti che sanno cantare, il problema è che i loro brani sono accattivanti come le sedute spiritiche di Romano Prodi. E, se non hai le canzoni giuste, sono Razzi tuoi. Ma, tutto sommato, i brani, nella loro eterna insulsaggine, costituiscono il contorno di un piatto ormai maleodorante. Il tanfo si avverte già guardando i promo della manifestazione, ideati da qualche psicopatico in libera uscita.

Cinque giorni per celebrare il nulla, in un contesto socio-economico che fa tremare i polsi. La verità è che Sanremo è da tempo diventato un carrozzone inutile e costoso, palcoscenico ideale per raccomandati e miracolati, sfogo naturale per i poveretti usciti da quelle fabbriche d’illusioni chiamate pomposamente talent. Guardarlo è autolesionismo puro, boicottarlo una forma di resistenza civile a un Sistema che salva le banche e ignora le istanze dei terremotati.

Nella foto: la voce che fa tremare i lampadari e girare i coglioni.

Al servizio dei lettori…

Personalmente giudico un giornalista da come si pone di fronte al potere. Purtroppo – lo dico con profondo dispiacere – il panorama generale è alquanto desolante. Le penne davvero libere, sincere e indipendenti si contano sulle dita di una sola mano, il resto è distribuito nelle categorie che sto per elencare.
1) I leccaculo e gli zerbini. Ovvero quelli che hanno fatto carriera gozzovigliando all’ombra del potere, Costoro, lesti a salire sul carro del vincitore, hanno la faccia tosta di modificare in corsa le proprie idee (?), adeguandole prontamente alle esigenze del nuovo padrone.
2) La cosiddetta fascia democristiana. Ovvero quelli che non prendono posizione neanche in camera da letto, evitando sistematicamente di esprimere giudizi sul potente di turno. Piuttosto che rischiare ritorsioni, si trincerano dietro un rumoroso silenzio.
3) I finti oppositori. Ovvero quelli che si piazzano dalla parte degli ultimi, anche se in realtà non gliene frega proprio un bel niente delle fasce più deboli. Il loro vero scopo è guadagnare visibilità, successo e denaro ricoprendo il ruolo moralmente ambito di spina nel fianco del sistema. Anche se – fateci caso – le loro critiche sono fin troppo morbide e gentili. Altrimenti non troverebbero spazio nei talk show politici.

PS – Ovviamente loro, i giornalisti, dai leccaculo, ai democristiani, fino ai finti oppositori, vi diranno sempre che sono al servizio dei lettori.