Goodbye, Pietruzzu

pietruzzuPietro Anastasi è stato l’idolo calcistico della mia infanzia. I suoi goal, mai banali, mi sono rimasti dentro. Come il sorriso gentile di quel ragazzo atterrato a Torino per far sentire orgoglioso delle proprie origini ogni meridionale emigrato al nord.
Ti ho voluto bene, Pietruzzu.
E te ne vorrò sempre.

Non è possibile, eppure…

palloneE’ possibile avere indietro il calcio delle maglie numerate dall’uno all’undici, delle partite in contemporanea, dei calciatori bandiera? E’ possibile avere indietro la vecchia Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe e la vecchia Coppa Uefa? E’ possibile avere indietro il calcio delle telecronache sobrie e composte, delle esultanze normali, dei giornalisti competenti? E possibile avere indietro il calcio non drogato da super valutazioni e ingaggi ultra miliardari? Un football senza procuratori, senza affaristi e plusvalenze. Un calcio dove si parla e scrive di mercato solo un mese all’anno. Un calcio sostenibile e dal volto umano.
Voce dal fondo: “No, mi spiace, non è possibile. Nessuno può fermare quello che non è più uno sport, ma uno spettacolo. E come tutti gli spettacoli assoggettato alle leggi del business”.
Non è possibile, eppure continuiamo a seguirlo. Per abitudine, noia e mancanza di valide alternative.
Non è possibile, eppure continuiamo a seguirlo. Rimpiangendo il passato e accettando con rassegnazione il presente.

La domanda delle cento pistole…

natale-festaLa domanda delle cento pistole è: sopravviveremo anche a questo Natale? Con le sue ipocrisie, con il cibo che straborda dalla tavola, i regali riciclati, la bontà di facciata, i parenti che ti dicono “ti vedo ingrassato” anche se, in realtà, hai perso 7 chili. Ai parenti, sempre loro, che ti invitano a giocare o tombola, oppure al Mercante in Fiera. E, se non lo fai, ti costringono fisicamente, legandoti alla sedia. Ai bambini di famiglia, caricati a duracell per l’occasione, che corrono e urlano per tutto il tempo delle feste facendoti rimpiangere Erode. Al nonno che, ogni 15 minuti, fa partire il cd con i canti natalizi alternandolo a quello dei cori di montagna degli alpini. Sopravviveremo anche quest’anno?
Ai post it l’ardua sentenza.

Simply the best

bestIl 25 Novembre di 14 anni fa se ne andava uno dei calciatori più geniali di tutti i tempi. Un grande artista del pallone che, come tutti gli artisti, era insofferente alle regole e nemico giurato della banalità.
George Best, uno dei pochi che valeva il prezzo del biglietto, era un vero anticonformista in un mondo (quello del calcio) tra i più conformisti. George Best ha scansato per anni avversari, tatticismi e luoghi comuni, godendosi ogni istante come fosse l’ultimo. La sua vita, condotta sui binari dell’autodistruzione, è stata come una poesia: breve ma intensa. Di lui rimarrà per sempre quel dribbling irripetibile, disperso tra fiumi d’alcol e legioni di bellezze femminili. E anche la sua splendida ironia, racchiusa in questa frase “Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcol. Sono stati i venti minuti peggiori della mia vita”.

A proposito di curiosità…

curiosita“Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso”, diceva Albert Einstein. Ecco, la curiosità è un segno d’intelligenza, la giusta combinazione per aprire la cassaforte della conoscenza. Essere curiosi, fare e farsi domande, interrogare e interrogarsi, aiuta a comprendere la realtà. E’ importante anche avere una certa curiosità verso le persone. Una sana curiosità, che non deve mai scadere nella morbosità e nell’invadenza. Naturalmente, per comprendere le persone, la curiosità non basta. Occorre decodificare il linguaggio del corpo, affidarci al rigore della fisiognomica. Solo così possiamo capire se hanno l’acume e la sensibilità necessaria per non danneggiare il mondo. La curiosità è anche e soprattutto saper ascoltare. Solo così possiamo misurare la coerenza e memorizzare le promesse di una persona. Prima di attenderla all’inesorabile varco dei fatti.

Ogni artista…

neilOgni artista ha bisogno di un pubblico.
C’è chi si accontenta di un pubblico qualsiasi, arrivando a rinnegare se stesso pur di assecondarlo.
E c’è chi ‘pretende’ un pubblico intellettualmente onesto.
Perché solo un pubblico intellettualmente onesto è in grado di riconoscere e sostenere gli artisti che non si sono fatti corrompere dal Sistema.
Gli artisti che non sono disposti a rinunciare alle proprie idee pur di vendere qualche libro in più.
Gli artisti che sono lontani anni luce dal bieco opportunismo e zerbinaggio italico.
Gli artisti che detestano il potere, qualunque potere, preferendo soggiornare nelle stanze umide delle minoranze.
Gli artisti che amano stazionare nel limbo discreto dell’utopia, per non assistere alle volgari rappresentazioni del mondo.
Gli artisti che, pur avendo ben poche speranze nel futuro, continuano a combattere le loro piccole battaglie quotidiane.
Gli artisti che non si piegano.
Gli artisti che non si arrenderanno mai.

Non mi riconosci più…

malati-alzheimerL’ho scritta tanti anni fa.
Dedicandola ai malati di Alzheimer.

NON MI RICONOSCI PIU’
Hai riposto
in un angolo
i fili della memoria.
Hai dimenticato
nel traffico
i pezzi della tua storia.
Ora sei un’altra persona
non mi riconosci
e hai lo sguardo perso nel vuoto.
Ora nulla ti appassiona
ti parlo e non capisci
che sei tu quella nella foto.
Il tuo passato
si è spento
come un lampione
Hai nascosto
nell’anima
solo una vecchia canzone.
E allora metto ‘Volare’
e la tua mente si riaccende
all’improvviso.
E allora ti sento cantare
e sul tuo volto riappare
quel bellissimo sorriso.
Adesso mi riconosci
ma solo per un minuto
poi torni a chiuderti
in quel mondo sconosciuto.

Il valore della sconfitta

sconfittaPer apprezzare fino in fondo il sapore di una vittoria bisogna prima aver provato il gusto amaro della sconfitta. Quella sconfitta che profuma di fatica e dignità. Quella sconfitta che ti fa piangere dentro le braccia accoglienti della notte. Quella sconfitta che ti fa abbracciare i rimpianti e scendere a patti con la tristezza. Quella sconfitta che ti fa baciare sulle labbra la solitudine. Quella sconfitta che ti costringe a rovistarti dentro. A passare sopra le luci, per soffermarti sulle ombre. Ecco, adesso puoi vederli i tuoi errori: rimbalzano nell’anima come palline di celluloide. Hanno l’espressione tormentata di quelli che hanno osato spingersi oltre i propri limiti. Hanno il volto sanguinante di quelli che hanno sguainato il coraggio come una spada. Si stagliano all’orizzonte come nuvole gravide di pioggia. Puoi guardarli negli occhi e chiamarli per nome. Loro ti risponderanno e ti chiederanno di essere custoditi con cura dentro uno scrigno magico. Da dove un giorno usciranno per trasformarsi in tante piccole rivincite. Le piccole rivincite di chi non intende arrendersi alle angherie del potere e ai trucchi dei bari. Le piccole rivincite di chi intende continuare a combattere a testa alta. Sapendo che s’impara più dalle sconfitte che dalle vittorie.

Come boicottare la discarica televisiva…

pubblicitaForse non tutti sanno che la pubblicità viene pagata indirettamente dal cliente. Quindi, quando vedete un’azienda reclamizzare qualcosa in tv, state pur certi che per acquistare quel tal prodotto dovrete spendere più del suo effettivo valore di mercato. La premessa è necessaria per introdurre il discorso sul boicottaggio dei programmi televisivi. Non guardare le schifezze proposte giornalmente dalla discarica serve a salvaguardare la nostra salute mentale, ma non risolve il problema. Ecco perché, quando sento dire “Ho deciso di boicottare il tal programma”, mi sgorga spontanea una risata. Evidentemente chi lo dice non conosce il funzionamento dell’Auditel. Infatti, se non fai parte del campione d’ascolto, il tuo sabotaggio non serve proprio a nulla. L’unico sistema per migliorare la qualità dei palinsesti è non comprare più i prodotti pubblicizzati nei programmi stupidi e volgari. Cominciando con il Grande Fratello Vip, l’Isola dei Famosi, Uomini e Donne, C’è posta per te e il Festival di Sanremo. Per non parlare dei talk show politici.

Allenatori…

allenatoriChissà cosa si dicono gli allenatori quando si abbracciano prima del fischio d’inizio. Tre opzioni.
1) “Guarda che ho visto tua moglie con un altro”.
2) Ti è rimasto un pezzo d’insalata incastrato nei denti”.
3) Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?”.