La gente ha paura del silenzio

La gente ha paura del silenzio

eppure nel silenzio c’è la miglior risposta

alla volgarità del mondo.

La gente ha paura del silenzio

eppure nel silenzio

c’è qualcosa di intimo e profondo.

Buio o luce

non fa differenza

basta avere una coscienza.

Dentro un silenzio rigoroso

puoi ascoltare la tua anima

avvertire la presenza del dolore

sentire la flebile voce della speranza.

Dentro un silenzio rigoroso

puoi ascoltare il lamento delle tue illusioni

lo sciabordio dei tuoi pensieri

e sentire il suono incantevole di una fragile serenità.

Ma la gente ha paura del silenzio

così come ha paura di far parte di una minoranza

così come ha paura della solitudine

così come ha paura di andare controvento.

La gente ha paura del silenzio

perché è troppo abituata al rumore.

Nel Paese di Giralaruota al Cinema

Mercoledi 3 Aprile

il film documentario Nel Paese di Giralaruota

sarà proiettato per la Rassegna Mercoledi DOC

al Cinema Palestrina di Milano e al Cinema Nuovo Aquila di Roma

A Milano sarà presente il regista Stefano Grossi

insieme a Roberto Beccantini e Tony Damascelli

ingresso 5 euro

Orari delle proiezioni

MILANO:

h 17.00 – h 19.00 – h 21.00

ROMA:

h 20.30 –  h 22.30

Masterflop

Minestrone alla Bersani

Ingredienti per 4 partiti

Una cipolla oppure una foto di Rosy Bindi (tanto fanno piangere tutte e due)

 Un carciofo oppure la parrucca di Susanna Camusso (è uguale)

 Un discorso comprensibile di Vendola (sempre che riusciate a trovarlo)

 Un’espressione intelligente di Maroni (vedi sopra)

 Abbondante prezzemolo oppure, in alternativa, Roberto Saviano

Preparazione

Tagliate la cipolla e e magari anche il carciofo della Camusso. Mettete tutto in un tegame, aggiungendo la zeppola di Vendola, gli occhiali di Maroni, due musi lunghi della Finocchiaro, la bicamerale di D’Alema ed il vecchio loden di Mario Monti.

Cuocete per circa 50 minuti a fuoco lento.

Una volta pronto mangiate tutto in pochi Bocconi.

Giralaruota Forever 2

Giralaruota forever.

Perchè è splendido vivere in un Paese pieno di banche. Si chiamano Istituti di Credito, ma non danno più credito a nessuno. Eccetto i soliti noti. Che, guarda caso, quasi sempre lasciano buchi miliardari.

Giralaruota forever.

Perchè è magnifico vivere in un Paese che ti costringe a pagare il canone per vedere (fra gli altri) Bruno Vespa e un gioco basato sui pacchi. Si chiama democrazia, baby.

Giralaruota forever.

Perchè è inebriante vivere nel Paese che ha inventato le veline. Ragazze bellissime che non sanno fare assolutamente nulla. A parte inginocchiarsi sotto la scrivania di qiualcuno.

Giralaruota forever.

Perchè è confortante sapere che centinaia di leccapiedi e donne assatanate di silicone sono pronte ad invadere un tribunale di Giaralaruota. Per difendere un innocente? No, per tutelare gli interessi dell’ometto che li ha miracolati/e. E, magari, pur di non vedere quelle facce torbide assiepate davanti all’ingresso, i PM sarebbero persino disposti a ritirare le accuse all’ometto che tutto il Terzo Mondo ci invidia.

Giralaruota Forever.

2. Continua

Giralaruota forever 1

Giralaruota forever.

Perchè è splendido vivere in un Paese che abolisce con un referendum il finanziamento pubblico ai partiti. Salvo vederlo riapparire, sottoforma di rimborso elettorale, pochi mesi dopo.

Giralaruota forever.

Perchè è magnifico vivere in un Paese stracolmo di giornalisti coraggiosi e indipendenti. I loro editoriali illuminano la strada e ci indicano il cammino. Perfino Joseph Pulitzer sarebbe orgoglioso di loro.

Giralaruota forever.

Perchè è inebriante leggere sui social network il lucido pensiero degli elettori del Paese più liberale del mondo. Merito loro se Giralaruota è una solida e collaudata democrazia.

Giralaruota forever.

Perchè è confortante sapere che il partito più democratico del Paese, dopo 20 anni di inutile attesa, abbia finalmente intenzione di mettere mano alla legge sul conflitto d’interessi. La riflessione è sinonimo di saggezza: per questo dobbiamo essere orgogliosi dei politici di Giralaruota.

Giralaruota forever.

1. Continua

Gli abitanti di Giralaruota

Gli abitanti di Giralaruota per certi versi sono addirittura peggiori di chi li governa. Lenti di comprendonio – quando non sono addormentati – capiscono le cose e gli accadimenti quando è ormai troppo tardi per rimediare. Si lamentano della politica un giorno si e l’altro pure, ma poi ingeriscono e metabolizzano tutto ed il contrario di tutto: come spettatori passivi e superficiali che assistono in silenzio alle loro disgrazie.

Il cittadino di Giralaruota è un tizio che andrebbe studiato in laboratorio. Se la prende coi ladri di galline ma non batte ciglio di fronte a misfatti ben più gravi. Forse perché crede ancora alla favola della rapina pistola in pugno. Mentre oggigiorno i veri criminali indossano il doppiopetto e girano disarmati. Non c’è bisogno del coltello per svuotare dall’interno le migliori aziende del Paese. Non c’è bisogno del Kalashnikov per immettere sul mercato i bond che azzerano i tuoi risparmi. Non c’è bisogno del pugno di ferro per controllare ogni tuo movimento: sei già ostaggio inconsapevole di un Grande Fratello invisibile. Che conosce ogni tua abitudine, intercetta le tue telefonate e magari setaccia la tua posta elettronica.

Gli abitanti di Giralaruota pensano di essere liberi. In realtà non lo sono più da tempo. Sono prigionieri di un incantesimo, di un interruttore mal funzionante che ha spento le loro coscienze. Hanno perso la capacità di indignarsi, hanno imparato a convivere con la criminalità organizzata, con l’ingiustizia legalizzata e con tutto il marcio che li circonda. Per sfuggire alle maglie della realtà si sono rifugiati in un mondo virtuale, fatto di esibizionismo, cadute di stile, finta trasgressione.

A Giralaruota tutti vogliono diventare veline, tronisti, cantanti. A Giralaruota tutti vogliono mettere in vetrina la propria vita. A Giralaruota contano solo il denaro ed il successo. Come se, a forza di inseguire il miraggio del superfluo, i cittadini avessero perso di vista i valori dello stretto necessario.

Per fortuna gli italiani, felicissimi di vivere in una vera democrazia, sono molto diversi dagli abitanti di Giralaruota.

Tratto dal libro “La Juve nel Paese di Giralaruota”

Mai dire Sky

“Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore”. La frase di Bertold Brecht sembra tagliata su misura per Sky, un tempo unico squarcio di luce nel desolante panorama televisivo italiano. Un tempo. Perchè oggi il vento è cambiato. Senza Liga e Bundesliga e con meno partite di Premier in cartellone, il palinsesto calcistico si è drasticamente impoverito. Gestione miope, che mette al centro del piano editoriale una Serie A sempre più mediocre, con partite che assomigliano a moderni strumenti di tortura. La Champions (almeno quella) è rimasta, affiancata dall’impresentabile Europa League, competizione che fa rimpiangere la Coppa dei bar. Ma i problemi dell’emittente satellitare non si fermano al calcio. Ne segnaliamo almeno quattro. 1. La pubblicità è sempre più invasiva: quasi uno sberleffo per chi paga un abbonamento salato. 2. Molti programmi tendono a scimmiottare la tv generalista. 3. I films che girano sono sempre gli stessi. 4. L’informazione, per quanto massiccia, non ha sussulti, rimanendo confinata nell’alveo della superficialità. Speriamo in una svolta, altrimenti sarà disdetta.

Perchè ho votato Movimento 5 Stelle…

Alle ultime elezioni ho votato convintamente per il Movimento 5 Stelle. Qualcuno dirà: ecco un altro che si è fatto incantare dal miliardario populista. Alt. Intanto Beppe, a differenza di tanti altri ricconi, ha fatto i quattrini in maniera pulita. La gente andava ai suoi spettacoli in massa, ben felice di pagare il biglietto. D’altronde se uno, oltre a farti sganasciare dalle risate, riesce anche a farti pensare, scucire qualche euro mi pare il minimo.

Seguo Beppe da sempre. Mi piace perché è una persona libera, coerente e coraggiosa. Qualità che risaltano particolarmente nel Paese del servilismo, dell’incoerenza e della vigliaccheria. Ho condiviso idealmente tutte le sue battaglie, perché le cose bisogna avere il fegato di dirle prima, non dopo. E lui l’ha fatto, fotografando il futuro con largo anticipo. Prima con Craxi (allora i socialisti erano all’apice del potere), a Tangentopoli ancora lontana, poi con le vicende Parmalat e Telecom. L’ha fatto lui, non certo i media italiani. Si sa, l’informazione nostrana, vivacissima nell’arte della genuflessione, tende ad occultare più che a svelare. E per un giornalista disposto a scrivere la verità, eccone altri cento pronti a pubblicare l’esatto contrario. Del resto, come diceva Victor Hugo, c’è gente che pagherebbe per vendersi.

E allora Beppe Grillo, probabilmente stanco di aprire solo feritoie nella roccaforte del potere, ha deciso di abbandonare il fioretto per impugnare la spada. Il Movimento 5 Stelle è nato per abbattere un Sistema ormai intollerabile. Demolirlo. Per costruirne uno infinitamente migliore. Basta con questo Sistema corrotto e pieno di conflitti d’interesse. Fondato sull’intrallazzo e sui tanti privilegi dei soliti noti. Un Sistema dominato dal nepotismo e dalla raccomandazione. Un Sistema che ha messo all’angolo la meritocrazia e la solidarietà. Un Sistema in cui il povero diventa sempre più povero ed il ricco sempre più ricco. Un Sistema che ha tarpato le ali a tante, troppe persone. Persone che non hanno potuto esprimere  il proprio talento, altre che non hanno mai avuto uno straccio d’occasione. Basta con questo Sistema:  ha fiaccato la libera iniziativa e preso a calci le regole del gioco. 

Nel mio piccolo anch’io ho dovuto fare i conti con il Sistema. Un Sistema che penalizza soprattutto le persone libere e dignitose. Gli individui che si ostinano a tenere la schiena dritta. Non mi sono piegato, ma ho perso comunque. Non essendo più di primo pelo so perfettamente che, comunque vada, non avrò la possibilità di prendermi una rivincita. Ma spero ardentemente che le nuove generazioni di questo sciagurato Paese possano vivere in un luogo più equo e meno volgare. Un posto pieno di luci e opportunità. In uno Stato che torni ad apprezzare valori come onestà, rispetto e lealtà. In uno Stato che non metta al bando gli ultimi, ma la furbizia, l’arroganza e i leccaculo di professione. Ecco perchè ho votato convintamente per il Movimento 5 Stelle. Stavolta ci credo davvero. Io, inguaribile disincantato.