Pagelle capovolte del lunedì (2)

Juventus 2006/2015, voto 10 – La strategia è geniale: far credere agli avversari che la squadra sia allo sbando, per poi raggiungerli e superarli intorno alla 70° giornata di campionato. Del resto, se hai la fortuna di avere in panchina il tipo che ha inventato una tattica di gioco rivoluzionaria come il “fiuuu”, nulla è impossibile.

Paul Pogba, voto 9 – Diciamo le cose come stanno: Platini, Zidane e De Piero non erano degni di portare sulla schiena il 10. Perché quel numero appartiene solo ai veri fuoriclasse. Come Paul Pogba. Altro che 100 milioni, quest’uomo vale da solo l’intera rosa del Real Madrid. I suoi denigratori sostenevano che il francese si sarebbe sgonfiato dopo le partenze di Pirlo e Vidal, due tizi che farebbero giocar bene anche Biondini e Gazzi. Invece, come tutti hanno potuto vedere nelle prime 3 gare di campionato, il rendimento di Pogba è lievitato come la torta di ribes di Nonna Papera. Infatti, per acquistarlo, c’è una fila che parte dallo Juventus Stadium e arriva fino al Cibali.

Steven Naismith, voto 0 – Ma non lo sa che è proibito dalle normative europee segnare una tripletta contro una squadra di Josè Mourinho? E non si azzardi più a regalare biglietti e abbonamenti per lo stadio ai disoccupati di Liverpool. Spenda quei soldi, come tutti i calciatori, in tatuaggi ed escort.

Kelechi Iheanacho, voto 1 – Ma come si fa ad entrare in campo al 89’ e, un minuto dopo, segnare il goal che consente al Manchester City di rimanere in testa alla Premier a punteggio pieno? Peraltro a 19 anni non ancora compiuti. Bisogna proprio essere disturbati mentalmente. E poi si attivi subito per modificare quel cognome, altrimenti i telecronisti di Fox Sports saranno costretti a chiedere asilo politico a Sportitalia.

In memoria di Jimmy Johnstone

Il folletto scozzese, simbolo del Celtic, se n’è andato un giorno di Marzo del 2006, piegato da una malattia che ha colpito diversi calciatori, la SLA. In quei 157 centimetri di classe, velocità e vigore, era racchiuso lo spirito del Celtic, la squadra cattolica di Glasgow, protagonista di due finali di Coppa Campioni e dotata di una divisa unforgettable. Quella maglia a strisce orizzontali bianco-verdi, è stata la seconda pelle di Jimmy, che con il club scozzese ha messo insieme 515 presenze complessive, impreziosite da 138 reti. Arrivato nel settore giovanile del Celtic a 17 anni, proveniente da una piccola città del South Lanarkshire, il destino di Jimmy si incrociò con quello di Jock Stein, il tecnico che avrebbe portato i Bhoys sul tetto d’Europa. Johnstone fu uno degli elementi imprescindibili di quella squadra, interamente composta da calciatori provenienti dal vivaio: due soli goal in quella edizione della Coppa, ma una selva di assists per i compagni. Meno corposo il suo contributo alla nazionale scozzese, con il Mondiale del 1974 vissuto solo nei panni di turista.
Tratto dal libro “Coppa Campioni Story”, Curcio editore