Non è una città per avvocati

“Non è una città per avvocati”, nel suo genere, è un piccolo capolavoro. Una lettura estremamente piacevole, briosa, coinvolgente. Un noir “semplice” nella sua complessità, che sequestra l’attenzione fin dalle prime righe. Le 216 pagine del libro scorrono via leggere come acqua di sorgente, sorrette da una scrittura agile e incisiva. “Non è una città per avvocati” è un ritratto impietoso della provincia lombarda. Con le sue miserie, accuratamente nascoste dietro la facciata perbenista. Le apparenze celano misteri e peccati inconfessabili, segreti avvolti nella carta da regalo di una noia che rimbalza sui muri e s’attacca ai vestiti. Il protagonista del libro è un anonimo avvocato pavese, incolpato di duplice omicidio. Un’accusa infamante, che lo costringerà a rovistare dentro le pieghe della propria esistenza. Per arrivare alla verità, Marcello Prati dovrà affrontare un lungo e doloroso viaggio dentro se stesso. L’uomo arriverà alla fine del percorso inevitabilmente cambiato. E scoprire il vero colpevole sarà solo una magra consolazione. La struttura del noir è solida e i personaggi hanno un loro fascino. Mauro Sangiorgi è un amico. Ma il libro è, oggettivamente, bellissimo.

Non è una città per avvocati – Mauro Sangiorgi – Robin editore (collana I luoghi del delitto) – 216 pagine

Per Golia

L’alito fresco del vento mi sbatte i ricordi in faccia.

Ricordi magici e crudeli.

Ricordi che allagano il cuore.

Adesso sono stanco e vorrei ritoccare la punteggiatura della mia vita.

Perché la mia vita scorreva dentro i tuoi occhi.

Eravamo inseparabili

come i tasti di un pianoforte

respiravamo la stessa musica

nell’umido silenzio delle nostre solitudini.

Ci capivamo al volo

bastava uno sguardo, un cenno d’intesa

una corsa sfiancante

nell’immensa distesa del mondo.

Adesso non ci sono più parole e non ci sono più lacrime

e questa autostrada è una prigione senza via d’uscita

velocità moderata e pensieri che escono dal finestrino.

Adesso sono intrappolato nella notte

con la tua foto dentro il cervello

cerco riparo nei sotterranei del passato.

Ti ho chiamato Golia

ma eri tenero e indifeso

come un bambino appena nato.

Ho vegliato sul tuo sonno fino all’ultimo

nella remota speranza di un miracolo

Adesso la mia anima si spegne come l’insegna di un bar

e la radio trasmette solo canzoni malinconiche

Avrei voluto darti tanto

ma ti ho dato solo amore

ovunque tu sia in questo momento

ti giunga il mio grazie e la mia eterna riconoscenza

per avermi aiutato a vivere.

Rai: di tutto, di meno

Prima regola di un giornalista tv che si occupa di football: per fare una telecronaca bisogna conoscere i calciatori. Se non hai una predisposizione naturale, basta documentarsi. Studiare. Il web, del resto, offre un nugolo di informazioni: notizie, dati, immagini, filmati. Ovviamente non bisogna prendere per oro colato tutto quello che si legge. Memoria storica e buonsenso aiutano a destreggiarsi con sufficiente disinvoltura nei labirinti della rete.

Seconda regola di un giornalista tv che si occupa di football: se non conosci le facce e lo stile di gioco dei vari calciatori, controlla almeno la disposizione tattica delle squadre. Anche nel calcio moderno, infatti, è raro vedere un terzino destro stazionare nella parte sinistra del campo.

Terza ed ultima regola di un giornalista tv che si occupa di football: capita a tutti di sbagliare un nome. Non sempre si riesce a rilevare in tempo reale l’autore del cross, del tiro o del passaggio. Ma quando non ne azzecchi una per tutti i novanta minuti più recupero, in stile Borriello, dovresti almeno avere il buon gusto di fare pubblica ammenda. E magari dire a chi ti sta ascoltando “scusatemi, mi hanno messo a fare un lavoro che non so svolgere con la dovuta professionalità. Lo sapete tutti che in Italia non esiste meritocrazia, no? Ecco, io sono l’esempio lampante. D’altro canto, come diceva Enzo Biagi, un tempo, in Rai, assumevano tre democristiani, due socialisti, un comunista e uno bravo. Ecco, io non ricordo se ai tempi ero democristiano, socialista o comunista. Di certo non ero quello bravo”.

L’indignazione è una cosa seria….

“Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più”. La frase di Bill Shankly, manager del Liverpool dal 1959 al 1974, potrebbe sembrare una provocazione. Invece, nelle parole del tecnico scozzese, c’è una dose industriale di verità. Il football, almeno in Italia, è un argomento terribilmente serio. Anche nel bel mezzo di un terremoto devastante. Anche nel pieno di una crisi economica spaventosa. L’italiano medio, cittadino distratto ma tifoso attentissimo, in questi anni ha digerito più o meno tutto: criminalità organizzata, corruzione, partitocrazia. Alzando la voce solo quando giustizia sportiva e ordinaria hanno “osato” toccare i suoi idoli di carta velina e la sua squadra del cuore. Stavolta l’indignazione dell’uomo della strada, cittadino distratto ma tifoso attentissimo, è scattata per le vicende di Scommessopoli, l’ennesimo scandalo di quel bordello denominato calcio italiano. A differenza di Calciopoli, complotto politico-economico-mediatico costruito ad arte per colpire Moggi, Giraudo e la Juventus, stavolta l’inchiesta ha solide fondamenta. Le partite “aggiustate” sono un vizio endemico della “casa” ed il fenomeno è molto più diffuso di quanto qualcuno vorrebbe farci credere. Naturalmente per tutti gli indagati, senza distinzione di maglia e bandiera, vale la presunzione di innocenza. Al netto delle premesse politicamente corrette e delle promesse non mantenute (nel 2006 qualcuno si era riempito la bocca di pulizia, onestà e correttezza), vorrei fare alcune riflessioni.

1. Non capisco la disparità di trattamento tra Criscito e Bonucci, entrambi indagati dalla Procura di Cremona per lo stesso (presunto) reato. Forse l’aziendalista Prandelli, quello dei “sono solo 40 sfigatelli” potrebbe illuminarci al riguardo.

2. Fra gli indignati, notati in prima fila Andrea Agnelli e molti tifosi juventini. Ma questa gente dov’era nell’estate del 2006? Avrebbero dovuto indignarsi allora, quando la Juve venne spedita in B senza uno straccio di prova, non adesso.

3. Vicenda Buffon. Quello messo in atto dai media sarà anche giornalismo ad orologeria, ma la segnalazione della Guardia di Finanza riguardo al milione e mezzo di euro girato dal portiere ad una tabaccheria di Parma affilliata a Lottomatica, è un fatto acquisito. Anche se Buffon non risulta indagato, la questione non ci pare marginale. Ricordiamo che i calciatori non possono scommettere su eventi calcistici. Mentre possono liberamente puntare su altri sport.

4. Il capo delegazione della Nazionale, Demetrio Albertini, si è stufato di sentir parlare di Scommessopoli. Eh no, caro il mio bigottone, siamo noi appassionati di calcio (non tifosi) ad essere stanchi. Di te e di tutto il calcio italiano.

Possibili soluzioni. Qualche anno di squalifica e qualche mese di carcere non farà cambiare idea ai colpevoli. Che, passata la buriana, torneranno ad imperversare. Servirebbero misure veramente efficaci. Secondo chi scrive, la peggior condanna sarebbe costringere questa gente a vivere con 800 euro al mese. Dite che sono troppi?