Le parole che vorreste dirmi

“Le parole che vorreste dirmi” è un viaggio immaginario nel piccolo grande universo di cani e gatti. Il sottoscritto ha provato a dare voce e luce ai loro pensieri, dipingendo una serie di quadretti che si incastrano a fatica nel complicato puzzle del mondo. Cani e gatti non si limitano ad esprimere il loro punto di vista, ma ci dicono cosa siamo diventati e dove stiamo andando. La loro preziosa testimonianza, intinta nell’inchiostro del sentimento, colora la speranza, rendendo meno tortuosa la strada che conduce al futuro. Il libro, in vendita a 10 euro, uscirà entro Fine Aprile. Prenotalo adesso.

Calciopoli, ultimo atto (forse)

Per commentare l’ultimo atto di Calciopoli, bisogna ripartire dalle parole dell’immenso Enzo Biagi, uno che aveva capito tutto dal principio. “”Una sentenza pazzesca, e non perché il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perché costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome. Una sentenza pazzesca perché punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna”.

Che altro aggiungere alle profetiche affermazioni di uno dei più grandi giornalisti italiani di sempre? Che la Cassazione, pur con qualche distinguo, ha in pratica certificato la pochezza di un’inchiesta piena di buchi e contraddizioni. Un processo che blatera di Cupole, associazioni a delinquere e frodi sportive salvo poi assolvere tutti gli arbitri tirati in ballo, eccetto De Santis. Quindi, secondo l’accusa, Luciano Moggi controllava i campionati potendo contare solo su un direttore di gara “amico”.

Un’inchiesta che parte da 37 imputati e poi ne condanna solo uno, dopo aver perso per strada i principali teoremi usati dai magistrati: dai sorteggi arbitrali pilotati, alle ammonizioni preventive, fino all’arbitro barese segregato da Moggi negli spogliatoi di Reggio Calabria. Invece non era vero niente: non c’era frode sportiva e quindi nessuna partita è mai stata falsata. Ricapitolando, come avevamo detto fin dagli albori di Calciopoli, è stata tutta una farsa. Un grande inganno che ha cambiato per sempre la storia del calcio italiano, alterando valori e dilaniando la passione di milioni di tifosi. Sullo sfondo resta l’amarezza per una ingiustizia legalizzata. Talmente insulsa e macchinosa da scegliere, come minore dei mali, l’alibi della prescrizione.

La differenza…

Luis Suarez fa un gol meraviglioso, così come Tevez. Ma il primo l’ha fatto al Real Madrid, in una partita fondamentale e piena di pressioni, il secondo al Genoa, nella mediocrissima Serie A, in una gara che non contava una cippa. Ecco la differenza tra un fuoriclasse (Suarez) ed un buon giocatore (Tevez).

Telecronache? No, grazie.

Da qualche anno sono costretto, mio malgrado, a guardare le partite azzerando il volume. E’ l’unico modo per sfuggire alle insulse telecronache attuali. Per ripristinare l’audio, dovrebbero verificarsi almeno le seguenti  5 condizioni.

1) Telecronache sobrie e composte. Niente enfasi, niente urla belluine e stop alle statistiche demenziali (esempio: “Icardi ha segnato 8 volte il giorno 12 Ottobre”. Con tutto il rispetto per Icardi, sti cazzi!).
2) Un professore d’italiano a fianco delle seconde voci. Ogni congiuntivo sbagliato dai vari Bergomi, Adani, Onofri, uno scappellotto a favore di telecamera.
3) Linguaggio meno sciatto, magari condito da un po’ d’ironia. Basta con le ripartenze, le coperture preventive e “le squadre si sono allungate”. Basta anche con le idiozie delle seconde voci. Che non dovrebbero essere pagate per pronunciare frasi tipo “il tiro di Tevez meritava miglior fortuna”.
4) Come sottolinea giustamente Aldo Grasso, si parla di telecronache e non di radiocronache. Quindi non c’è bisogno di commentare anche le giocate più elementari. Ci sono le immagini, perbacco.
5) Maggior spirito critico con squadre e calciatori italiani. Troppo comodo fare ironia solo con calciatori e squadre dei campionati esteri, bisogna avere il coraggio delle proprie opinioni anche quando si commenta la Serie A. Oggettivamente indifendibile. Eppure le partite (dicono telecronisti e seconde voci) sono tutte belle e avvincenti…
Chiedo troppo? Probabilmente si. Ecco perchè continuerò ad azzerare il volume durante le telecronache. Perchè, se voglio farmi del male, metto un cd di Gigi D’Alessio…

Prima del 2006…

Il campionato di Serie A, prima di Calciopoli, non era il migliore dei mondi possibili. Ma, con tutti i suoi difetti, era un signor campionato. C’erano squadre mediamente forti, in grado di competere anche in Europa. Guardatelo oggi, il “vostro” campionato: sono rimasti i vizi, è sparita la qualità. E, per la prima volta nella storia, una società fallisce a competizione in corso. Falsando ulteriormente un torneo già poco credibile di suo. La colpa non è solo di chi gestisce il carrozzone, ma anche di chi continua a seguire e tifare come se niente fosse successo.

La verità è che il calcio italiano è clinicamente morto nel 2006. Prima lo capiranno lor signori (dirigenti, tifosi, addetti ai lavori), meglio sarà per quelli che dovranno ricostruire partendo dalle macerie.