La stagione della vita

Il football – checchè ne dicano ciarlatani e opinionisti onniscienti – è materia semplice da interpretare. In linea di massima esistono 4 tipi di calciatori. Categoria numero 1: i fuoriclasse. Qualche nome? Messi, Cristiano Ronaldo, Rooney, Iniesta, Xavi, Ibrahimovic, Pirlo, Benzema. Gente che ogni anno lascia il segno, determinando le fortune della propria squadra. Categoria numero 2: i buoni giocatori. Qualche nome? Dzeko, Aguero, Higuain, Villa, David Silva, Van Persie, Robben e tantissimi altri. Gente tecnicamente dotata ma discontinua. Magari frenata da ricorrenti problemi fisici. Categoria numero 3: gli onesti pedatori del pallone. Qualche nome? Nocerino, Lichtsteiner, Barzagli, Inler, Emanuelson, Dzemaili e tanti, tantissimi altri. Ultima categoria: i mediocri. Ovvero la maggioranza dei calciatori in attività. Qualcuno preferisce chiamarli gregari. Bontà loro. Qualche nome? Pepe, Bonucci, Bonera, Nagatomo, Muntari e tanti, tantissimi altri. Per citarli tutti non basterebbe l’elenco telefonico. A differenza dei fuoriclasse (che incidono sempre) e dei buoni giocatori, che incidono abbastanza spesso, gli onesti pedatori del pallone non hanno quasi mai picchi di rendimento. Ma, durante la loro carriera, per una serie di congiunture favorevoli, possono anche sfoderare la stagione della vita. Dopo di che, tornano ad essere se stessi. Ovvero gli onesti pedatori del pallone di sempre. Viceversa, i mediocri, quasi sempre insufficienti (per non dire disastrosi), restano aggrappati alla nuvola di Fantozzi per tutta la carriera. Salvo qualche sporadico exploit. Ecco perchè il progetto Juve 2006/2012, comunque vadano le cose in questo campionato, non esiste. Pirlo, 33 anni a Maggio, rimarrà Pirlo (quindi un fuoriclasse) anche il prossimo anno. Ma i vari Barzagli, Matri, Giaccherini e Lichtsteiner, esaurita la vena palesata in questo campionato, torneranno ad essere gli onesti pedatori del pallone di sempre. Lo dice la logica. Perchè il football – checchè ne dicano ciarlatani e opinionisti onniscienti – è materia semplice da interpretare.

Folclore e razzismo

Premessa: sono contro ogni forma di discriminazione. Che sia razziale, religiosa o di carattere sessuale. Preferisco puntare la mia intolleranza contro la stupidità che ammanta il nostro pianeta e la diffusa retorica dei presunti maestri di giornalismo. Sportivo e non. Pronti a scagliarsi senza ritegno contro Luis Suarez, formidabile attaccante del Liverpool, sbattuto in prima pagina per il suo rifiuto di stringere la mano a Patrice Evra nel prepartita del match di sabato scorso tra Red Devils e Reds. Ricordiamo che l’uruguaiano ha appena finito di scontare 8 giornate di squalifica per aver più volte apostrofato con la parola “negro” il terzino del Man U. Una punizione a nostro avviso troppo pesante. Per almeno due motivi. 1. Chi usa l’infelice espressione non è certo un gentleman del vocabolario. Ma associare quel termine politicamente scorretto alla voce razzismo ci sembra a dir poco esagerato. 2. Non ci pare che Evra sia questo grande esempio di correttezza e disciplina. Prima di mettere l’infamante etichetta sul volto di Suarez, sarebbe stato opportuno accertare le eventuali provocazioni del francese, non nuovo ad “imprese” del genere. Quanto alla mancata stretta di mano, trattasi di materiale per moralisti a fasi alterne. Gli stessi opinionisti che giustificano con un sorriso – durante i vuoti dibattiti televisivi – tutte le pagliacciate di Balotelli. Ognuno di noi dovrebbe avere la libertà di poter stringere la mano a chi crede: anche all’interno di uno stadio. In barba allo stucchevole cerimoniale prepartita, improntato ad un fair play solo apparente. Si rassegni il buon caro Marianella: il colore della pelle, almeno in questo caso, non c’entra nulla. Semplicemente, Suarez ed Evra, non si sopportano. Non confondiamo il razzismo con il folclore. Grazie.

Tu chiamale se vuoi….motivazioni

Bestialità, imbrogli, magheggi. Se uno ha la pazienza (e lo stomaco) di farsi raccontare il calcio italiano da qualche dirigente ben introdotto nell’ambiente, scoprirà di aver largamente sottostimato lo squallore di un carrozzone senza regole e senza futuro, amministrato e gestito in maniera dilettantistica dai soliti noti. Porte spalancate per figli di papà e gli amici degli amici, ermeticamente chiuse per chi vorrebbe portare in dote un minimo di conoscenza e professionalità. Con queste premesse, leggere le motivazioni arrivate da Napoli a tempo quasi scaduto, costituisce esercizio puramente accademico. Le 561 pagine depositate da Teresa Casoria e dai Giudici a latere Francesca Pandolfi e Maria Pia Gualtieri, infatti, non aggiungono niente di nuovo alla miserabile vicenda denominata Calciopoli, sottoprodotto di un Paese arretrato e incivile, incapace di distinguere un criminale da un capro espiatorio. Ci vuole ben altro che un testo pieno di avvitamenti e contorsioni per scompaginare le nostre idee sui fatti, meglio dire misfatti, del 2006. Un documento pieno di contraddizioni, scritto malissimo (la lingua italiana, questa sconosciuta), e che sembrerebbe assolvere Moggi. Invece lo condanna in primo grado a 5 anni e 4 mesi. Benvenuti a Giralaruota.

La legge di Murphy e la Juve

La legge di Murphy, nota sopratutto negli Usa, prende il nome da Edward A. Murphy, ingegnere dell’aviazione americana. Tutto nasce (siamo nel 1955) dalla frase “Se il pezzo di un aereo può essere montato in modo errato, ci sarà qualcuno che lo monterà proprio in quel modo”. In seguito, grazie allo scrittore Arthur Bloch, la legge di Murphy diventa argomento per una fortunata sequenza di libri. La filosofia Murphyana, tendente al pessimismo più nero, può essere applicata a tutte le cose della vita. Il paradosso disfattista, oltre ad essere divertente, spesso è tutt’altro che campato in aria. Qualche esempio?

Ogni soluzione genera nuovi problemi.

I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere.

Se sei di buon umore, non ti preoccupare. Ti passerà.

Se si perde un numero di una qualsiasi rivista, sarà il numero che conteneva l’articolo che si era tanto ansiosi di leggere.

Se un esperimento funziona, qualcosa e’ andato male.

Qualsiasi cosa vada male, avra’ probabilmente l’aria di andare benissimo.

Chi non può permettersi di pagare l’affitto è in affitto.

Chi può permettersi di pagare l’affitto è proprietario.

L’unica maniera per ritrovare un oggetto smarrito è comprarne uno nuovo.

La tecnologia è dominata da due tipi di persone: quelli che capiscono ciò che non dirigono e quelli che dirigono ciò che non capiscono.

E se applicassimo la legge di Murphy all’attuale dirigenza della Juve? Proviamo. Se sei di buon umore e senti parlare Marmotta, non ti preoccupare: ti passerà.

Quando in un processo sei accusato ingiustamente e l’unica maniera per farti condannare è quella di patteggiare, stai sicuro che il tuo avvocato col borsello chiederà proprio di patteggiare.

Se Marmotta può acquistare un giocatore utile ad un prezzo ragionevole, stai tranquillo che non lo farà.

Se Marmotta può acquistare un giocatore inutile ad un prezzo irragionevole, stai sicuro che lo farà.

Qualsiasi cosa fatta da Andrea Agnelli, anche se va male, grazie alla stampa compiacente, avrà probabilmente l’aria di andare benissimo.

Se un giovane dalla primavera mostra di avere un certo talento, stai sicuro che Marmotta lo darà in prestito o comproprietà.

N.B – Scritto nel 2007 ma sempre attuale (è bastato sostituire Blanc con Marmotta e Montezemolo con Andrea Agnelli).

Don Gesualdo

Oggi voglio ricordare Gesualdo Bufalino, scrittore e poeta siciliano acuto ed irriverente, dallo stile inconfondibile, arrivato al successo letterario in età avanzata (61 anni) grazie allo strepitoso “Diceria dell’untore”, in cui racconta una degenza in sanatorio nel primo dopoguerra. Bufalino, nato a Comiso nel 1920, è morto in un incidente stradale il 14 Giugno 1996. Abbiamo scelto di ricordarlo riproponendo alcuni suoi aforismi.

Ho imparato a non rubare ascoltando Mozart.

L’amore, nella maggior parte dei casi, è soltanto un prestito con cauzione.

La vecchiaia comincia il giorno in cui, invece di scrivere a una donna, le telefoniamo.

La felicità esiste. Ne ho sentito parlare.

Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola.

In un mondo d’arrivisti buona regola è non partire.

Dovetti scegliere tra morte e stupidità. Sopravvissi.

I vincitori non sanno quello che perdono.

Come ogni brutto sono sempre stato oggetto di passioni disinteressate.

La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.

Un sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori.

Diffidate degli ottimisti, sono la claque di Dio.

Conviene a chi nasce molta oculatezza nella scelta del luogo, dell’anno, dei genitori.

Ricordiamo a lungo chi abbiamo amato, meno a lungo chi ci ha amato.

Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo, poi passa.

Ci sono due cose che esigono una buona salute per essere fatte: l’amore e la rivoluzione.