La canzone di Andrea Agnelli

Questa di Andrea Agnelli è la storia vera
la Juve sotto processo e lui dov’era?
al circolo del golf di Torino
appoggiava in silenzio il cugino.

La Juve senza più un briciolo d’onore
con Zaccone avvocato difensore
la pena è congrua, procedete pure
ci meritiamo punizioni  e torture.

Intanto la pallina terminava in buca
mentre con Blatter parlava Luca Luca
il Tar diventava un’illusione
in cambio di uno sconto sulla penalizzazione.

Nemmeno una parola da Andrea Agnelli
che si pettinava sopracciglia e capelli
la Juve e Moggi giustiziati in piazza
e lui con la pallina e la mazza.

All’improvviso Moratti era un vincente  
e Cobolli Gigli il presidente
due scudetti in meno dentro la bacheca
addio alla Juventus da cineteca.

Sono passate già molte stagioni
con molti fiaschi e troppi bidoni
l’ingegnere doveva esser proprio disperato
quel giorno quando gli ha telefonato.

Questa di Andrea Agnelli è la storia vera
la Juve sotto processo e lui non c’era
adesso fa il presidente indignato
ma io non sarò mai un normalizzato.

Liberamente tratta da “La canzone di Marinella” (Fabrizio De Andrè).

Scudetti d’Europa

Austria – Accoppiata per il Salisburgo (ha vinto il settimo scudetto e la sua prima Coppa nazionale)  che giocherà i play off di Champions. Rapid Vienna, Admira e Ried (finalista della Coppa d’Austria) in Europa League, Kapfenberger retrocesso in seconda divisione. Jakob Jantscher e Stefan Maierhofer, entrambi del Salisburgo, capocannonieri del torneo con 14 reti.

Belgio Anderlecht campione (31° titolo) e ammesso direttamente ai gironcini di Champions. Brugge ai play off di Champions, Genk, Gent e Lokeren (vincitore Coppa del Belgio) in Europa League. St Truiden retrocesso dopo i play out salvezza contro il Westerlo. Il francese Jeremy Perbet (Mons) è il capocannoniere della stagione regolare con 22 reti.

Danimarca – Stasera si gioca l’ultima giornata. Al Nordsjaelland, per vincere il primo scudetto della sua storia ed accedere direttamente ai gironi di Champions, basterà pareggiare in casa contro l’Horsens. Il Copenaghen potrà eventualmente consolarsi con la Coppa di Danimarca e i play off di Champions. Horsens e Midtjylland in Europa League. Lingby e Koge già matematicamente retrocesse. Il senegalese Dame N’Doye (Copenaghen), coi suoi 17 goal, sembra aver già ipotecato il titolo di capocannoniere.

Francia – Primo scudetto per il Montpellier che, insieme al PSG, entra in Champions dalla porta principale. Play off per il Lille, terzo classificato. Caen, Dijon e Auxerre retrocedono in Ligue 2 (promosse Bastia, Reims e Troyes). Anderson Luis Carvalho, meglio conosciuto come Nenè, e Oliver Giroud si aggiudicano la classifica cannonieri chiudendo entrambi a quota 21. Lione, Marsiglia e Quevilly (finalista della Coppa di Francia) in Europa League.

Germania Borussia Dortmund (ottavo titolo) campione per il secondo anno consecutivo. A completare il trionfo della squadra di Klopp, ecco la Coppa di Germania, terza della storia. Gialloneri nei gironi di Champions con Bayern e Schalke. Gladbach, quarto classificato, ai play off. Leverkusen e Stoccarda in Europa League. Kaiseslautern, Colonia ed Hertha Berlino (sconfitta nei play off dal Dusseldorf) scendono di categoria. Salgono Greuther Furth, Eintracht Francoforte ed il già citato Dusseldorf. Klaas Jan Huntelaar, 29 reti, capocannonniere del torneo.

GreciaOlympiacos campione per la 39° volta (ha vinto per la 25° volta anche la Coppa di Grecia) e promosso ai gironi di Champions. Play off per il Panathinaikos. AEK, Atromitos e PAOK in Europa League. Doxa Dramas, Panaitolikos ed Ergotelis retrocesse. Il belga Kevin Mirallas, attaccante dell’Olympiacos, vince il titolo di bomber con 20 reti.

Inghilterra – Titolo al Man City, terzo complessivo. I Citizens, unitamente a Man U, Arsenal e Chelsea (qualificato d’ufficio come detentore del trofeo) accedono ai gironi di Champions. Europa League per Tottenham, Newcastle e Liverpool.  Wolves, Blackburn e Bolton scendono in Championship (salgono Reading, Southampton e West Ham). Robin Van Persie (30 reti) è il capocannoniere della Premier.

Olanda – 31° Scudetto per l’Ajax, che si qualifica direttamente ai gruppi di Champions. Feyenoord ai play off. AZ, Heerenveen, Vitesse e Twente in Europa League, insieme al PSV, vincitore della Coppa nazionale. Excelsior e De Graafschap retrocedono, facendo spazio a Zwolle e Willem II. Bas Dost, ventitreenne attaccante dell’Heerenveen, vince il titolo di bomber con 32 reti.

Polonia – Scudetto allo Slask Wroclaw (secondo titolo nella storia del club), che giocherà i play off di Champions. Ruch Chorzow e Legia Varsavia (la squadra della capitale ha vinto la Coppa nazionale) in Europa League. Cracovia e Lodzki scendono di categoria. La punta lettone Artom Rudnevs (Lech Poznan) è il capocannoniere del torneo con 22 reti.

Portogallo – 26° titolo per il Porto che, insieme al Benfica, entra nel tabellone principale di Champions. Play off per il Braga. Europa League per Sporting Lisbona, Maritimo e Academica, vincitrice Coppa del Portogallo. Feirense e Leiria retrocedono in Liga de Honra. Oscar Cardozo (Benfica) e Rodrigo Lima (Braga) si aggiudicano (20 reti) la classifica marcatori.

Repubblica Ceca – Terzo scudetto per lo Slovan Liberec (giocherà i play off di Champions), Sparta Praga, Viktoria Plzen e Sigma Olomouc (vincitore coppa) in Europa League, Bohemians e Viktoria Zizkov retrocesse in seconda divisione. David Lafata (Jablonec) è il bomber del torneo con 25 goal.

Russia Zenit campione per la terza volta e promosso nella fase a gruppi di Champions. Play off per lo Spartak Mosca, Europa League per CSKA, Dinamo Mosca, Anzhi e Rubin Kazan, vincitore Coppa nazionale. Tom Tomsk e Spartak Nalchik retrocesse, Rostok e e Volga agli spareggi salvezza. L’ivoriano Seydou Doumbia (CSKA) è il calciatore più prolifico della regular season con 23 reti.

Scozia – Scudetto al Celtic, e sono 43. I cattolici di Glasgow giocheranno i play off di Champions insieme a i Rangers (fallimento del club permettendo). Motherwell, Dundee Unided, Hearts (vincitore Coppa di Scozia) e Kilmarnock (vincitore Coppa di Lega) in Europa League. Dunfermline retrocesso in first division. L’inglese Gary Hooper (Celtic) si aggiudica con 24 segnature il titolo di capocannoniere.

Spagna – 32° titolo per il Real Madrid. Anche Barcellona e Valencia accedono alla fase a gironi. Play off per il Malaga. Europa League per Atletico Madrid, Levante e Bilbao (comunque vada la finale di Coppa del Re con il Barcellona). Santander, Sporting Gijon e Villarreal scendono in Segunda. Non ancora definite le promozioni. Lionel Messi, con l’iperbolica cifra di 50 reti, è il Pichichi della Liga.

Svizzera – Scudetto numero 15 per il Basilea, che trionfa anche in Coppa (undicesimo trofeo). I rossoblu disputeranno i play off di Champions. Europa League per Lucerna e Young Boys. Sion retrocesso, play off salvezza per il glorioso Grasshoppers. Alexander Frei, 24 segnature, bomber del torneo.

Turchia – Il Galatasaray festeggia il 18° scudetto della sua storia e viene promosso direttamente nel tabellone principale di Champions. Preliminari per il Fenerbahce, che si consola con la Coppa nazionale. Trabzonspor e Besiktas in Europa League. Burak Yilmaz (Trabzonspor) è il capocannoniere della stagione regolare con 32 goal. Ankaragucu, Manisaspor e Samsunspor scendono di categoria.

Una lezione di stile

Una lezione di stile.

Lo stile inconfondibile di Alessandro Del Piero.

Un congedo elegante, sobrio e dignitoso.

Lui, arrivato alla Juve in punta di piedi, esce dalla porta di servizio.

Senza fare rumore.

Con la stessa classe che ha illuminato le sue giocate.

Una lezione di stile.

Quella inflitta da Alessandro Del Piero a John Elkann e Andrea Agnelli.

Nel cielo, oggi, ci sono nuvole gravide di lacrime.

E una mano invisibile schiaccia il tasto rewind per farmi rivedere il 3-2 di Juve-Fiorentina.

Sono passati 18 anni.

Sembra ieri.

La pietra tombale su Calciopoli

Contro ogni pronostico, compreso il mio, la Juve 2006/2012 ha quindi vinto lo scudetto. Titolo assolutamente legittimo: la squadra di Conte ha espresso il gioco meno scadente del torneo. Un campionato indecente dal punto di vista tecnico e sempre meno credibile sotto l’aspetto etico. Titolo assolutamente legittimo: nonostante il suicidio del Milan (imperdonabile non battere in casa Fiorentina e Bologna), giunto stremato al traguardo finale, anche per via dei numerosi infortuni. Titolo assolutamente legittimo: anche se la retroguardia a 5 (non a 3, attenzione, perché Lichtsteiner e De Ceglie sono due difensori) non si può proprio vedere.

A festa ancora in corso è partito lo stucchevole dibattito sulla terza stella. 30 scudetti, non uno di meno, declamano a memoria i tifosi bianconeri. In palese disaccordo con almanacchi e antijuventini, fermi a quota 28. In realtà, come sostiene il mio amico Michele Rotellini, per la Juve 2006/2012 si tratta del primo scudetto. Gli altri 29 appartengono alla “vera” Juve, un club fondato nel 1897 ed eliminato dalla circolazione nell’estate del 2006. Più o meno dalle stesse persone che oggi hanno il fegato di cantare a squarciagola “I campioni d’Italia siamo noi”.

Per tanti motivi, quello vinto ieri sera dalla Juve 2006/2012, è uno scudetto unico e irripetibile. Non è possibile aprire un ciclo con Bonucci, Borriello e Matri. Per ripetersi servono campioni e, Pirlo, l’unico top player in dotazione a Conte, viaggia ormai verso le 33 primavere. Fuoriclasse che non arriveranno nemmeno la prossima estate: nonostante i proclami di Marmotta e le voci messe in giro ad arte dai soliti giornali. Inoltre, per una squadra basata soprattutto sulla corsa e sul pressing, sarà complicatissimo gestire il doppio impegno. Anche perché in Champions, gli avversari non si chiamano Novara, Cesena e Cagliari.

Inutile sottolineare che il sottoscritto, ancora in lutto per l’omicidio della Juve 1897/2006, è rimasto totalmente indifferente alle immagini provenienti da Trieste. Da spettatore passivo e distaccato, mi sono limitato ad una semplice domanda. Più o meno retorica. Vuoi vedere che il primo scudetto della Juve 2006/2012 sarà la pietra tombale su Calciopoli?

Rossi di vergogna

Le domande del giorno dopo sono, sostanzialmente, un paio. 1. Un allenatore può prendere a cazzotti un proprio calciatore? 2. Il migliore portiere del mondo può commettere un errore? Le risposte: domanda 1 no, domanda 2, si. Con qualche precisazione. 1. L’allenatore è il capofamiglia dello spogliatoio, quindi tocca a lui far rispettare le regole. L’allenatore deve dare l’esempio alla truppa, mostrando saggezza, tatto e buonsenso. Per questo la reazione di Delio Rossi è ingiustificabile. La faccenda della provocazione è un alibi di comodo. Quanto allo stress, lasciamo perdere: se uno non riesce a dominare la piccola tensione che si respira nel calcio, che vada a lavorare in miniera. 2. Il miglior portiere del mondo è sempre quello che sbaglia meno. Sotto questo aspetto, a parte una stagione disgraziata, Buffon è assolutamente inattaccabile. Però qui non stiamo parlando di una semplice papera, ma di una pirlata vera e propria. Il portiere non può permettersi di dribblare sempre chi lo pressa: gli può andar bene una volta, forse due. Ma è meglio non esagerare con le veroniche. E Buffon, in questa stagione, ha spesso abusato dei suoi piedi buoni. Prima o poi, per la legge dei grandi numeri, doveva succedere. Comunque, è bene marcare la differenza tra i due episodi. Perchè Buffon, in fondo, ha perso solo un tackle. Delio Rossi, invece, ha proprio perso la testa.

La scelta di Joe

C’è un silenzio profondo che fruga dentro la tua anima. Un silenzio che circonda i tuoi pensieri e sospende la tua vita per manifesta inquietudine. Joe ha smesso di parlare l’undici Settembre del 2001. Per non farsi trovare da nessuno si è rifugiato dentro la sua ombra. Passa il tempo leggendo e rileggendo i discorsi di Nelson Mandela. Ogni tanto alza gli occhi al cielo per seguire le traiettorie dei gabbiani. Qualche volta piange, approfittando di un temporale e della musica di Leonard Cohen. Ci sono molti asterischi e parentesi nel silenzio di Joe, che ha sposato il mutismo come ultima, disperata, risorsa. Estrema forma di protesta contro un mondo violento, arido e volgare. In fondo, Joe, ha troppe cose da dire. Per questo motivo ha scelto il silenzio.