Le mille facce del potere

Il potere ha molte facce. Facce irritanti, fastidiose, nauseabonde. Facce che raccontano meglio di un Saggio di Enzo Biagi le vicende di un Paese dominato da una gerontocrazia famelica e corrotta. Il potere ha il volto invisibile del “Grande Vecchio”, l’uomo che lavora nell’ombra. E’ proprio lui – impermeabile bianco d’ordinanza, bavero rialzato – ad imbastire complotti e trame oscure. Facile immaginare un “Grande Vecchio” dietro tanti accadimenti italiani. Eventi che hanno cambiato la storia politica di una nazione ad un passo dal fallimento economico, ma già da tempo alle prese con un “default” di ordine morale. Neppure il calcio, arma di distrazione di massa, la cosa più seria tra tutte quelle frivole, poteva sfuggire alle attenzioni del “Grande Vecchio”, il ventriloquo capo che scrive i testi ai pupazzi. E’ lui a decidere il momento, il timbro della voce, il colore della cravatta. E i pupazzi, notoriamente privi di personalità e spina dorsale, si limitano ad eseguire gli ordini.

Prima Repubblica del football italiano – Regole del gioco violate per decenni nella totale indifferenza (eufemismo) dei “vigilantes”. Fino al 2006, quando va in scena la severità draconiana di Calciopoli. Contro le illegalità diffuse del sistema calcio italiano? No. Contro i due dirigenti più svelti del Far West e, come logica conseguenza, contro il club abituato a salire, senza troppa fatica, sul gradino più alto del podio. Cui prodest? Perchè la Giustizia Sportiva, da sempre indulgente e buonista (almeno con i clubs di maggior rilievo) si trasforma all’improvviso in una versione moderna della Santa Inquisizione? Chiunque si sia posto almeno una di queste domande avrà visto scivolare la lama del sospetto dentro al burro.

Il potere ha molte facce. Facce irritanti, fastidiose, nauseabonde. Facce che raccontano meglio di un film di Alberto Sordi le vicende un Paese devastato da un capitalismo senza capitali e da un giornalismo genuflesso. Il potere ha il volto pavido di Giancarlo Abete, quello che, secondo una staffetta prestabilita, doveva prendere il posto di Franco Carraro, l’uomo che sussurrava al telefono. Abete, famoso per il suo decisionismo, non prende posizione neanche in camera da letto. Di lui si ricorda solo una ficcante e autobiografica dichiarazione “Sono incompetente”.

Il potere ha il volto logoro di Gianni Petrucci, il Nico Fidenco dello sport italiano. Fissato da secoli alla poltrona grazie al noto adesivo Andreottik, dorme 39 ore al giorno. Ogni tanto si risveglia credendo di essere Livio Berruti alle Olimpiadi di Roma. La sua intervista di ieri, trasmessa da SkyTg24semprelestessenotizie, per dirla con il linguaggio di Napoletano, ha suscitato viva partecipazione. Ovviamente fra i parenti di Petrucci. Ma anche ai piani alti di Corso Galfer.

Il potere ha il volto sgradevole di Massimo Moratti, grande intenditore di calcio, come testimoniano gli acquisti di Vampeta, Sorondo e almeno altri 8643 calciatori di livello inferiore alla media. Moratti, persona notoriamente schiva, trascorre quasi tutta la giornata davanti ad una selva di microfoni. La domanda più incisiva a lui rivolta dai nostri magnifici giornalisti d’inchiesta è “Presidente, come va?”. La risposta del petroliere ecologista, dal 2006 “socio” dell’Ikea, è sempre la stessa “E’ una cosa antipatica”.

Il potere ha molte facce. Facce arroganti, sciocche, spudorate. Facce che raccontano meglio di un libro di Stefano Benni le vicende torbide di un Paese saccheggiato dalle banche e distrutto da una classe dirigente impresentabile.

Il potere ha il volto baldanzoso di John Elkann, il nipote prediletto dell’Avvocato. Mai fiducia fu così mal riposta. 109 anni per costruire un mito, 5 per distruggerlo in nome dell’ambizione e del tornaconto personale. Anche a nome di Gianni, che sicuramente si starà rivoltando nella tomba, grazie John.

Il potere ha il volto sottomesso di Andrea Agnelli, figlio di Umberto. Passivo, per non dire peggio, nel frangente più doloroso della storia juventina e poi improvvisamente “operativo” dal 2010 in poi, quando è accorso al “capezzale” del cugino. Attivismo solo di facciata, per recuperare l’entusiasmo di una tifoseria moralmente a pezzi, ma sempre malleabile e plasmabile secondo i desideri di lor signori. Una tifoseria che, settore rancorosi a parte, non ha ancora capito che can che abbaia non morde. Il tavolo politico proposto ieri a Petrucci è l’ennesima dimostrazione della mancanza di coraggio (e autonomia) di Andrea, completamente appiattito sulle posizioni del cugino. Inutile farsi illusioni, quindi: gli scudetti e la dignità non torneranno indietro. Così come la Juventus.