Il mio prossimo libro…

Lettura

In questi giorni sto lavorando alacremente al mio 25° libro. Se tutto procede secondo i piani, dovrebbe essere disponibile ai primi di Marzo. Sarà un volume sorprendente, sia nella formula, sia nei contenuti. Lo sto curando ancora più del solito, perché potrebbe essere l’ultimo. Il condizionale è d’obbligo, visto che la vita mi ha insegnato al classico “mai dire mai”.

 

Nel mio podcast torno a parlare di calcio…

rivera

Ho sempre vissuto il calcio come passione, una passione viscerale che da diverso tempo ha lasciato il posto all’abitudine.

Si, oggi seguo il football solo per abitudine.

E mi tengo alla larga dal calcio parlato, terreno per giornalisti e opinionisti inaffidabili come Giuliano Ferrara davanti a un buffet.

Si, oggi seguo il football solo per abitudine.

Perché non mi riconosco in un prodotto, oggi preferisco chiamarlo così, un prodotto siliconato, monotono, soporifero.

Le partite sono pallose e annoiano anche i grandi campioni del passato, che, per principio, rifiutano di guardarle.

Michel Platini ha addirittura lanciato l’idea di togliere un calciatore e far giocare le squadre dieci contro dieci.

Ovviamente si tratta di una provocazione, ma il senso delle parole di Platini è molto chiaro: usciamo da questo vicolo cieco.

Ridiamo nuova linfa al gioco.

Perché ormai, salvo rare eccezioni, le partite sono tutte uguali.

Lagnose come un monologo di Saviano.

Non ci sono spazi, hanno eliminato dal gioco il dribbling, severamente proibito dagli allenatori, per scoraggiare chi osa provarlo, hanno messo una dura punizione: trascorrere una giornata con Adani.

Hanno relegato il cross a un ruolo di comprimario: si arriva sul fondo e si ritorna indietro, fino al portiere.

La manovra comincia sempre dal basso, anche con difensori che al posto dei piedi hanno il marmo di Carrara.

Ci si passa la palla per un quarto d’ora, con una serie di tocchi orizzontali che fanno sembrare piacevole persino una riunione di condominio.

Mancando la tecnica, ci si attacca al pressing: chi ha la palla viene seguito anche in bagno e mollato solo quando sta per tirare lo sciacquone.

E poi c’è il Var, che rende tutto più ridicolo.

Miseria e nobiltà…

miseria-e-nobiltaLa puntata numero 80° del podcast è dedicata al film “Miseria e nobiltà”.

Ecco il testo.

Il 20 Settembre, Sofia Loren ha compiuto 90 anni.

La ricorrenza è stata giustamente celebrata dai media.

Tributo pienamente meritato per la donna che nel 1960 vinse l’Oscar, e che nel corso della sua carriera ha lavorato con i più grandi attori di Hollywood.

Peccato che nessuno abbia chiesto alla Loren di Miseria e Nobiltà, un film che pochi mesi fa ha festeggiato i suoi 70 anni di vita.

All’epoca, nel ruolo della ballerina Gemma, la Loren aveva solo 20 anni, anche se aveva già all’attivo una ventina di film, molti dei quali interpretati con il nome di Sofia Lazzaro.

La premessa su Sofia Loren, esempio di eleganza ma anche di sobrietà, mi serve per accendere un faro su quello che, personalmente, considero il capolavoro di Totò: Miseria e Nobiltà.

Girato nel 1954, con la regia di Mario Mattoli, il film è tratto da una opera teatrale di Eduardo Scarpetta, il padre di Eduardo e Peppino De Flippo.

E’ una storia esilarante, ambientata nel 1890 ma paradossalmente ancora attuale, dove la miseria mantiene sempre un profilo dignitoso, mentre la nobiltà si dimostra ancora una volta avida e arrogante.

Ma definirlo un film comico è riduttivo.

Miseria e Nobiltà è molto di più: l’incontro tra due mondi lontanissimi, eppure accomunati dalla ricerca della felicità.

Quella felicità che per qualcuno equivale a un pasto quotidiano, mentre per qualcun altro è omaggiare fino alla genuflessione i nobili.

La povertà non strappa mai il buon umore ai protagonisti, lo scrivano Felice Sciocciamocca, interpretato da un Totò ai suoi massimi livelli e al fotografo ambulante Pasquale, ruolo affidato all’ottima spalla Enzo Turco.

Il racconto si dipana tra digiuni forzati, visite quotidiane al banco dei pegni nel tentativo di racimolare qualche soldo per la spesa e furibondi litigi tra le due donne di casa: la moglie di Pasquale e la compagna di Felice.

Quando la nobiltà bussa alla porta della miseria, i due mondi si confondono a tal punto che non si capisce più chi siano i nobili e chi siano i miserabili.

Alla fine tutti sono costretti a togliersi la maschera e nessuno dei protagonisti ne esce a testa alta.

Miseria e Nobiltà, oltre a una lunga serie di scenette e battute iconiche, offre uno spaccato di umanità tale che verrebbe quasi voglia di entrare nello schermo per calarsi nel contesto della storia.

Personalmente, avendolo disponibile gratuitamente su Raiplay, ogni tanto me lo riguardo, cogliendo ogni volta nuove sfumature.

Concludo dicendo che con Miseria e Nobiltà si ride fino alle lacrime ma, soprattutto, ci si interroga sui veri valori della vita.

Per ascoltare l’audio basta accedere a Spotify e cercare il mio podcast.

Dipendesse da me…

Bambinoguerra

Dipendesse da me manderei al fronte solo quelli che dichiarano la guerra standosene comodamente seduti in poltrona.

Metterei su un carro armato tutti i criminali legalizzati: da Macron a Scholz, da Biden a Netanyahu, fino alla Von der Leyen.

Perché se è vero che Putin è un dittatore è anche vero che Europa e America non hanno alcuna autorità morale per dare lezioni a chicchessia.

Manderei in trincea anche tutti i doppiogiochisti, quelli che “massimo sostegno all’Ucraina ma no all’invio di armi”.

Come se il sostegno all’Ucraina non significasse un proseguimento del conflitto, che invece poteva essere fermato usando le pistole a salve della democrazia.

Siamo a un passo dalla terza guerra mondiale e, anche se riuscissimo ad evitarla, saremo comunque vittime di un Sistema che, se non ti uccide con le pallottole, ti fa morire togliendoti tutto quello che hai.

Ogni riferimento alle case cosiddette green e alle auto elettriche è puramente voluto. In nome di un finto ecologismo desiderano portarci via tutti i nostri risparmi.

Perché, quando avremo speso quel poco che abbiamo per rivestire col cappotto termico le nostre case non ci rimarrà più niente.

Perché, quando avremo acquistato un’auto elettrica pur di non andare a piedi, ci rimarranno solo spiccioli.

Si fa per dire, perché io rifiuterò sia il cappotto termico che l’auto elettrica.

Il mio podcast…

Renato 25 Ottobre 1

Circa un mese fa ho inaugurato il mio podcast su Spotify. Ogni giorno, per cinque giorni

alla settimana, affronto temi e argomenti diversi, senza indulgere nella retorica e nel conformismo e aggiungendo un tocco di ironia.

E’ un luogo hygge, stile di vita danese che denota la tendenza a cercare posti dove sentirsi al sicuro.

Come a casa propria.

E’ proprio questo lo spirito del mio podcast, assolutamente gratuito e facilmente fruibile.

Basta registrarsi a Spotify (la registrazione è gratuita), scaricando l’app sullo smartphone oppure sul computer.

Una volta completata l’operazione digitate il mio nome nella ricerca.

L’accesso è possibile anche dalla Smart Tv.

43 anni senza John Lennon…

JohnA volte ho come l’impressione che il cuore della musica abbia cessato di battere insieme a quello di John Lennon, freddato con cinque colpi di pistola da un suo fanatico ammiratore, Mark David Chapman. Erano le 23 del giorno 8 Dicembre 1980, a Manhattan, quando il mondo diceva addio a un artista di ineguagliabile spessore e un dreamer ostinato. Era lui, John, la personalità più complessa, sfuggente e stravagante dei Beatles. E, insieme a George Harrison, era sempre lui a incarnare il lato intellettuale e filosofico dei Fab Four. L’ incontro con Yoko Ono, avvenuto in una galleria d’arte di Londra, ha cambiato la storia dei quattro ragazzi di Liverpool, dando un indirizzo diverso alla carriera artistica dell’uomo nato in un drammatico pomeriggio d’inizio Ottobre, nel bel mezzo di un bombardamento tedesco. Proprio lui, emblema del pacifismo, costretto a piegarsi di fronte alla brutalità di un’arma. Una pistola che ha ucciso l’uomo, lasciando intatta l’utopia.

Tratto dal mio libro “La melodia dell’universo”

Sono Vannacci nostri…

Vannacci, 'gay, graffitari e delinquenti sono minoranze'

Non c’era bisogno del generale Vannacci: sono anni che parlo e scrivo del mondo al contrario chiamato Italia.

Che negli ultimi tre anni e mezzo ha avuto la sua ‘apoteosi’ con la sospensione dei medici colpevoli di non aver tradito il giuramento di Ippocrate, rifiutandosi di partecipare al business delinquenziale della terapia sperimentale impropriamente chiamata vaccino.

Medici coraggiosi, che stanno pagando un prezzo altissimo solo per aver fatto il proprio dovere.

Medici che, proprio per questo, non hanno libero accesso ai media mainstream.

E, nelle rarissime occasioni in cui trovano un canale informativo in cui infilarsi, vengono additati al pubblico ludibrio come fossero stregoni.

Questo è il mondo capovolto chiamato Italia, un mondo autorizzato tacitamente e non dalla maggioranza degli abitanti di questo sciagurato Paese.

Anni ottanta…

montimickQuesti due personaggi hanno entrambi 80 anni.

Il primo ha sempre parlato di soldi e di sacrifici (degli altri), concedendosi al massimo la ‘trasgressione’ di scambiare due chiacchiere con Luxuria.

Il secondo non si è fatto mancare nessun vizio, sniffando e bevendo come non ci fosse un domani e vivendo ogni giorno sul filo della dissolutezza.

Ecco i risultati.

Questo non significa che i giovani debbano seguire l’esempio di Mick Jagger.

Ma che parlare sempre e solo di soldi e di sacrifici (degli altri) ti farà diventare come Mario Monti.

Il triplete…

man city

Ieri sera il Manchester City ha finalmente vinto la Champions, riuscendo a centrare il triplete. Ma il triplete l’ha fatto anche il tanto strombazzato calcio italiano delle ultime settimane: tre finali e tre sconfitte. Tanta retorica spesa da un giornalismo sportivo degnamente rappresentato dai Caressa e dagli Zazzaroni, per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

L’utopia degli spiriti liberi

Copertina_SpiritiLiberi_StampaNegli anni settanta c’erano i concept album, 33 giri che, attraverso le canzoni contenute nel vinile, trattavano un unico argomento.

L’utopia degli spiriti liberi”, il mio nuovo lavoro, può essere quindi definito un concept book.

Infatti le venti storie brevi e le tre poesie contenute nel volume hanno un tema unico.

Unico e nobile.

La libertà.

Una parola magica, calpestata, vilipesa e derisa negli ultimi tre anni.

L’esigenza di ridarle luce e voce, riempiendo di colori le pagine bianche di un libro è nata osservando il disagio di chi ha dovuto subire i soprusi di un potere sempre più marcio e corrotto.

L’utopia degli spiriti liberi” è un volume orgogliosamente autoprodotto, senza case editrici, librerie e tutto quello che riguarda il mainstream.

Perché la coerenza, per chi scrive, è una ragione di vita.

Il libro, acquistabile solo attraverso il sottoscritto, sarà disponibile tra un paio di giorni.