A inizio campionato dissi: sarà l’anno del Napoli. Non cambiai idea nemmeno dopo lo 0-3 interno contro l’Atalanta.
Del resto avevo due motivi ben precisi per portare avanti il mio pronostico.
1) Antonio Conte. L’unico allenatore italiano in circolazione in grado di fare la differenza in panchina nella sempre più inguardabile Serie A.
2) Napoli, inferiore sulla carta ad almeno altre tre squadre, senza le fatiche supplementari europee.
C’era poi un terzo motivo, ignorato dai più: l’acquisto di McTominay, giocatore sottovalutato e per questo ceduto stupidamente dal Man U. Lo scozzese, grinta da vendere e ampi margini di miglioramento subito individuati da Conte, non solo ha portato nuova linfa al centrocampo, ma ha pure sbeffeggiato a suon di gol le mediocri difese italiane.
Concludendo: decisivo Conte, anche se troppo lamentoso per i miei gusti.
Ma autolesionista, oltre che isterico Inzaghi.
Che, dopo aver inneggiato a lungo e direi anche ingenuamente al possibile triplete, potrebbe ritrovarsi il 31 Maggio a piangere nel chiuso della sua cameretta.

