Il diario Mondiale del blog (17°)

mbappeAnche se il fascino di Italia-Germania del 1970 rimane ineguagliabile, il 4-3 di Francia-Argentina ha comunque restituito un po’ d’appeal a un torneo fin qui ammaliante come un ragionamento di Adinolfi. Adesso ripartiranno i titoli sulla maledizione Mondiale di Messi, ma ha vinto la squadra più attrezzata. L’Argentina ha avuto la sua occasione nel 2014 in Brasile, opportunità sperperata – non dimentichiamolo – per le scelleratezze sottoporta di Higuain. Quattro anni dopo, con una Nazionale più vecchia, logora e meno equilibrata, il destino dell’albiceleste sembrava segnato in partenza. Il sinistro sontuoso di Di Maria e il tocco fantozziano di Mercado (con un arbitro normale quest’ultimo non avrebbe finito la partita) hanno generato illusione. Sbriciolata dalla magia che non t’aspetti: quella di Pavard, il giocatore tecnicamente meno dotato della Francia, capace di estrarre dal cappello un esterno a giro di rara bellezza e precisione. Ma a scrivere il necrologio calcistico dell’Argentina è stato il Concorde versione footballer: Kylian Mbappe. Sembra il nome di un frullato ma è il diciannovenne che nel prossimo futuro potrebbe diventare il numero uno assoluto del pianeta. Questo pomeriggio marcarlo era come impedire a Lilli Gruber di ricorrere al chirurgo plastico. Il suo bilancio? Una doppietta, un rigore e due punizioni dal limite procurate. Una calciata sulla traversa da Griezmann e l’altra tirata su Urano da Pogba, la nota meno lieta dei transalpini.
Le mie pagelle – Francia – Lloris 6, Pavard 7,5, Varane 6, Umtiti 6, Hernandez 7, Pogba 5,5, Kante 6,5, Matuidi 6, Mbappe 9, Giroud 6, Griezmann 6,5
Argentina – Armani 5,5, Mercado 4,5, Otamendi 5,5, Rojo 5,5 (Fazio 5,5), Tagliafico 5,5, Perez 5,5, Mascherano 5, Banega 6 Pavon 5,5 Messi 6 Di Maria 6,5 (Aguero 6,5)

L’Uruguay, Paese di circa tre milioni di abitanti e centomila tesserati, porta in campo anche il peso della sua storia Mondiale. Anche se l’ultimo successo, il leggendario golpe del Maracanazo, risale a ben 68 anni fa. Ovviamente la tradizione è supportata dalla squadra, all’altezza del passato. Con una difesa arcigna (un solo goal subito) e due punte prolifiche e voraci. Il punto debole dei sudamericani è il centrocampo, poco dinamico e creativo. Il goal che sblocca il risultato è una coproduzione Suarez-Cavani. Uno scambio ai limiti dell’impossibile, concluso con l’incornata vincente dell’attaccante del PSG. Reazione nulla di un Portogallo troppo Ronaldo-dipendente. Ripresa completamente diversa, con i lusitani all’arrembaggio e l’Uruguay a corto di fiato. L’inevitabile pareggio, firmato da Pepe, arriva da palla inattiva, con Godin insolitamente distratto. Per la celeste potrebbe mettersi male, ma Cavani, in serata di grazia, estrae dallo scrigno un diamante capace di accecare Rui Patricio. E’ il goal che vale i quarti di finale. Sarà Francia-Uruguay.
Le mie pagelle – Uruguay – Muslera 5,5, Caceres 6,5, Gimenez 6,5, Godin 6, Laxalt 7, Nandez 6, Torreira 6,5, Bentancur 6, Vecino 5,5, Suarez 7, Cavani 8, Stuani 5,5, Rodriguez 6
Portogallo – Rui Patricio 6, Ricardo Pereira 5,5, Pepe 6,5, Fonte 5,5, Guerreiro 5,5, Bernardo Silva 7, William Carvalho 6, Adrien Silva 5,5, Joao Mario 5,5 Cristiano Ronaldo 5,5, Guedes 5,5 Quaresma 5

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